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Rifiuti

La gestione dei rifiuti è diventato un problema di stampo ambientale tangibile ovunque, sia nei paesi industrializzati e tanto più in quelli in via di sviluppo, che sono spesso oggetto di importazioni illegali di rifiuti e di tecnologie produttive ad alto impatto sanitario ed ambientale. Negli ultimi trent'anni abbiamo assistito ad una crescente e smisurata produzione di rifiuti indice di una società sempre più orientata verso i consumi e verso la modalità "usa e getta" degli articoli di uso quotidiano. Tutto ciò nonostante le indicazioni della unione europea, che già nella Comunicazione della Commissione europea del 1996 prevedeva che la prevenzione dei rifiuti e la minimizzazione delle sostanze pericolose dovevano essere i target per una strategia sulla gestione dei rifiuti nella unione europea. Il V Programma di Azione Ambientale indicava l'obiettivo di minimizzare i rifiuti sia in termini di volume che di pericolosità/danno ambientale, entro il 2000. Si proponeva, infatti, di ridurre la produzione di rifiuti urbani ai livelli del 1980, ovvero ad una produzione procapite di 300 Kg l'anno per due principali ragioni: primo perchè i rifiuti rappresentano una potenziale fonte di inquinamento; in secondo luogo perché i rifiuti contengono alti liveli di materiali riciclabili e riutilizzabili. Di nuovo, il VI programma d'azione ambientale dell'unione europea conferma che la prevenzione e la riduzione dei rifiuti siano da considerarsi fra gli aspetti prioritari per tutela dell'ambiente.

In Italia, invece, la produzione dei rifiuti urbani continua ancora ad essere in aumento. Secondo dati ufficiali (Rapporto Rifiuti 2004, APAT-ONR), la produzione di rifiuti urbani nel 2003 si attesta a circa 30 milioni di tonnellate, equivalenti ad un valore pro capite di circa 524 kg/abitante per anno. Si registra, quindi, un incremento intorno allo 0,6% rispetto all'anno precedente, anche se certamente il tasso di crescita più elevato è stato registrato nel periodo dal 1995 al 2000, in cui la quantità di rifiuti urbani prodotti è aumentata del 12,2%, con un tasso medio annuo pari al 2,4%. Non bisogna, però, dimenticare come lo stravolgimento della normativa di settore possa, in qualche modo, aver contribuito ad apportare una variazione dei dati. Nell'agosto 2002, infatti, è stato emanato una Legge (n. 178), in cui all'art.14 si introduce una "interpretazione autentica della definizione di rifiuto", in aperto contrasto con quella stabilita dalla legislazione europea. In base a questa disposizione di legge vengono sottratti gran parte dei rifiuti recuperabili dalla normativa di settore, pregiudicando fra l'altro la trasposizione delle direttive europee in Italia e quindi l'efficacia della normativa quadro sui rifiuti (il decreto legislativo 22/97, conosciuto come decreto Ronchi).

Sempre a tal riguardo, non possiamo non citare la Legge Delega per il riordino, il coordinamento e l'integrazione della legislazione ambientale, che è stata approvata dal Senato lo scorso novembre. Col pretesto della semplificazione, si stravolge l'intero sistema di normativa ambientale, ed in particolare quella relativa al settore rifiuti. I rottami ferrosi e non ferrosi, anche provenienti dall'estero, destinati ad attività siderurgiche e metallurgiche sarebbero definibili come materie prime secondarie e quindi non sarebbero più sottoposti al regime dei rifiuti. Nonostante gli appelli delle associazioni ambientaliste, il testo predisposto dal Ministero dell'Ambiente non è stato modificato sostanzialmente ma, anzi, è stato fortemente aggravato da norme immediatamente attuabili e, prime fra queste, proprio quelle relative allo smaltimento dei rottami ferrosi e quelle relative alla sanatoria paesaggistica.

Per quanto riguarda la raccolta differenziata, nel 2003 ammonta a oltre 6,4 milioni di tonnellate pari al 21,5% della produzione totale di rifiuti urbani in Italia, con una crescita della quota percentuale del 3% rispetto al 2002. La differenza fra le tre macroaree geografiche è ancora molto evidente: la percentuale di raccolta differenziata si colloca al Nord al 33,5%, vicino quindi all'obiettivo minimo indicato dal decreto Ronchi per il 2003, al Centro si attesta al 17,1% che così raggiunge con quattro anni di ritardo il target del 15% individuato dalla normativa per il 1999 ed, infine, al sud Italia si colloca ancora a livelli molto bassi e pari circa al 7,7%.

Per quanto riguarda la gestione rifiuti urbani nel complesso, nell'arco del quinquennio 1999-2003 si osserva una riduzione dello smaltimento in discarica, che passa così dal 74,4% al 53,5%. Allo stesso tempo, però, si osserva parallelamente un aumento dell'incenerimento dei rifiuti. Nel 2003, in Italia sono stati avviati ad incenerimento oltre 3,1 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, fra cui rifiuti indifferenziati e combustibile derivato da rifiuti (CDR), che sono stati trattati in 50 impianti operativi per la maggior parte situati al nord Italia (31 inceneritori). Nel centro della nostra penisola sono presenti 13 unità, mentre nel sud si contano 6 impianti. Il quadro impiantistico tende comunque ad aumentare in accordo alla politica del governo italiano, volta a promuovere la combustione dei rifiuti come unica soluzione al problema. Nel 2007 dovrebbero essere presenti a livello nazionale almeno 58 impianti, di cui 32 dislocati nel nord, 12 al centro e 14 nel sud Italia, che deterrrebbe così una capacità di incenerimento complessiva paragonabile a quella del nord Italia.

Secondo Greenpeace è necessario perseguire obiettivi progressivi di:

-prevenzione
-raccolta differenziata
-compostaggio
-riutilizzo
-riciclo

La prevenzione dei rifiuti rimedia allo spreco di risorse naturali e di energia, liberando risorse economiche utilizzabili per scopi sociali. Separare, compostare e riciclare i rifiuti è un approccio più sostenibile rispetto a quello dello smaltimento, in quanto riduce gli impatti ambientali e sanitari, diminuisce i costi di gestione e può creare posti di lavoro. I rifiuti che residuano a valle della raccolta differenziata possono poi essere trattati in un impianto MBT (Trattamento Meccanico Biologico), che riduce ulteriormente la quantità e la pericolosità dei rifiuti da conferire infine in una discarica controllata.

I programmi di riciclaggio andati a buon fine, seguiti dal trattamento meccanico biologico del rifiuto residuale, in città del Canada e dell'Australia hanno portato a ridurre fino al 70% i rifiuti urbani da conferire in discarica.

L'incenerimento non è la soluzione alla crisi dei rifiuti. I rifiuti possono essere riutilizzati, compostati e riciclati in condizioni di sicurezza garantendo, in tal modo, una soluzione sostenibile ad un problema globale.

Glossario
Introduzione 2001


Documenti :

- Come attenersi alla Direttiva relativa alle discariche dei rifiuti senza incenerimento: una proposta di Greenpeace
( PDF ) ( versione inglese )

- Gestione dei rifiuti a freddo
( PDF ) ( versione inglese )

Inceneritori

-La pressione politica (PDF)

-Inceneritori: obiettivo zero
( html )

-Diossine e metalli nel latte vaccino in prossimità di impianti di incenerimento.
( html )


-Come funziona un inceneritore ? Il tour di Greenpeace >>

- Incenerimento e salute umana
( PDF)
(versione inglese)

-Zero Waste
( PDF )



- Gli inceneritori: la posizione di Greenpeace ( PDF )

- L'estratto dal rapporto di GAIA Incenerimento dei rifiuti: una tecnologia in declino ( PDF ) (versione completa, in inglese)

-
Gli inceneritori: presentazione in power point


- 14 luglio 2003 - Seconda giornata mondiale di azione contro gli inceneritori
( HTML )

Traffico di rifiuti

- Rifiuti tossici Italia / Turchia, 15 anni di scandalo

( PDF )
( html )

- Rifiuti tossici Italia / Turchia, 15 anni di scandalo (aggiornamento)
( PDF )


- Export di veleni, gestione e traffici illeciti di rifuti

( PDF )
( html )


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