Marea nera, non è finita. L’isola degli uccelli morti e il video dall’interno del pozzo
Golfo del Messico - 31/08/2010:
La marea nera nel Golfo del Messico non è affatto una faccenda conclusa e finita. Due novità e altrettanti video.
Uno viene dall’interno del pozzo Bp (può essere paragonato ad una sorta di endoscopia, per capirci) e mostra goccioline e gocciolone nere che salgono verso l’alto. Sembra petrolio: se effettivamente lo è, è anche un fenomeno ben strano, dal momento che ufficialmente il pozzo non perde più da un pezzo.
Il secondo video mostra un’isola alla foce del Mississipi – la zona più colpita dalla marea nera – coperta di uccelli morti. Coperta: non esagero, vedrete. Non hanno traccia di petrolio sulle piume, l’ambiente sembra abbastanza pulito: eppure muoiono come mosche.
Ufficialmente il grosso del petrolio è sparito dal Golfo del Messico. Si è dissolto come zucchero nel tè. L’avevo detto che prima o poi avremmo bevuto insieme il tè ben zuccherato. Venite a vedere.
Anticipato al 21 agosto 2010 l'Earth Overshoot Day: bisogna consumare meno risorse
Mondo - 20/08/2010:
Sabato 21 Agosto cade l’ Earth Overshoot Day. Non è una bella data.
In pratica l’umanità ha già consumato tutte le risorse che il Pianeta è in grado di produrre in un anno. Attualmente, noi umani consumiamo risorse oltre il 30% della possibilità che le stesse hanno di rigenerarsi. Insomma, per usare un termine caro alla politica, dal 21 agosto iniziamo a indebitarci con la Terra. Il problema è come coprire questo debito considerato che le risorse hanno dei tempi ben precisi per ritornare a essere disponibili.
Scrive Global Footprint Network, l’organismo che calcola e diffonde l’impronta ecologica, ossia quanto impatto hanno gli esseri umani sul Pianeta:
Oggi l’umanità usa l’equivalente di 1,3 pianeti ogni anno. Ciò significa che oggi la Terra ha bisogno di un anno e quattro mesi per rigenerare quello che usiamo in un anno. Scenari alquanto ottimisti delle Nazioni Unite suggeriscono che se il presente trend della popolazione e del consumo continuasse, entro il 2050 avremo bisogno dell’equivalente di due pianeti per il nostro sostentamento. E naturalmente ne disponiamo solo di uno. Trasformare le risorse in rifiuti più velocemente di quanto questi possano essere ritrasformati in risorse ci pone in una situazione di sovrasfuttamento ambientale, di esaurimento proprio di quelle risorse dalle quali la vita umana e la biodiversità dipendono.
Una prima soluzione è certamente consumare meno: evitiamo di usare indebitamente acqua, energia o cibo. Compriamo solo ciò che è necessario e che consumiamo senza sprecare nulla. Una seconda soluzione, diciamo da applicare su più larga scala, prevede che vi sia un controllo delle nascite: meno esseri umani = meno consumi. Ma insomma, è molto complessa da applicare e non sembra sia ben accetta da tutti gli organismi che poi dovrebbero promuoverla.
Gigante del mare ucciso da una rete da pesca Oasi del Simeto.
Catania - 20/08/2010:
È diventato un problema davvero molto ingombrante quello rappresentato dalla carcassa di capodoglio che l'altro ieri si è spiaggiata a pochi metri dalla riva in una spiaggia impervia e argillosa nei pressi della foce del Buttaceto, in zona protetta dell'Oasi del Simeto, in territorio di Vaccarizzo.
Si tratta di una creatura lunga circa 14 metri (e proprio per le dimensioni dovrebbe trattarsi di un maschio) e del peso di circa diciotto tonnellate, avvolta, o meglio ingabbiata, da quello che è stato il suo stesso strumento di morte: una rete rete pelagica rossa, probabilmente di genere vietato, in cui il «gigante del mare» è rimasto intrappolato durante le sue lunghe e giocose immersioni. Negli oceani, per esempio, i capodogli restano impigliati mortalmente nei cavi telefonici sottomarini.
Le operazioni di recupero - e conseguente distruzione - della carcassa si sono rivelate subito proibitive, non solo per le modalità e gli speciali mezzi occorrenti, ma soprattutto per individuare l'ente cui attribuire la «paternità», o meglio la competenza, degli interventi. Gli strumenti in dotazione ai servizi ecologici comunali non sono inidonei e inoltre il luogo del ritrovamento é irraggiungibile dai mezzi meccanici . L'area è sotto la protezione della Provincia regionale (che non è dotata, così come non lo il Comune, di mezzi adatti) e nemmeno i vigili del fuoco sono in grado di trasportare su quella spiaggia argillosa le loro autogru.
Allora si è deciso di investire della questione la Prefettura, affinché, convocando le parti interessate (tra Comune, Provincia, Capitaneria di Porto, Vigili del fuoco ed esperti della materia) si possa scegliere d comune accordo la più idonea e fattibile delle soluzioni.
Il cetaceo potrebbe essere imbracato e trasportato con un mezzo navale (un rimorchiatore che appartenga o alla Capitaneria di porto o alla Marina militare) in alto mare e lì potrebbe poi essere imbottito di pesi per far in modo che, calando a picco, la sua decomposizione possa avvenire in maniera lenta e naturale. Questa soluzione è stata suggerita ieri da alcuni rappresentanti del Centro studi cetacei e dell'associazione Keios, avendola già sperimentata in casi analoghi.
D'altra parte i resti, ieri, sono stati ispezionati da un veterinario dell'Asp, il dottor Salvo Rubbino, il quale, dopo aver constatato che l'animale era in avanzato stato di decomposizione, ha escluso che esso possa rappresentare fonte di allarme sanitario per l'essere umano. Sul luogo anche i responsabili del Centro recupero fauna selvatica col naturalista Luigi Lino che collabora con la Centro studi nazionale cetacei do Milano.
Se l'animale si fosse spiaggiato in un arenile più accessibile, si sarebbe proceduto in maniera più semplice e spedita: la carcassa sarebbe stata sollevata con un mezzo meccanico e trasportata con un Tir fino all'inceneritore comunale, dove sarebbe stata distrutta. In alternativa, previo parere dei veterinari pubblici, i resti si sarebbero potuti anche interrare in una zona distante dai centri abitati.
Dieci vacche decapitate arenate a Taormina, i veterinari: provengono da "navi fattorie"
Sicilia - 19/08/2010:
Macabro ritrovamento sulle spiagge tra Taormina e Aci Castello, sulla costa ionica della Sicilia: dieci vacche morte arenate, alcune delle quali con la testa mozzata, tutte di razza frisona.
Sul posto sono intervenuti i medici del servizio veterinario dell’Azienda sanitaria provinciale di Catania, sezione di Giarre, e i militari della Capitaneria di Porto.
I veterinari hanno innanzitutto precisato che non ci sono pericoli di infezione per gli uomini, poi hanno anche ipotizzato la provenienza delle vacche: le cosiddette navi fattorie. Navi, in pratica, che trasportano su e giù per l’Europa i capi di bestiame.
Ogni tanto, però, a causa delle condizioni in cui vengono tenuti gli animali (ad esempio la rottura del sistema di ventilazione, con conseguente innalzamento della temperatura) qualche esemplare muore e sono problemi: le vacche, infatti, sono spesso dotate del microchip di riconoscimento. Se non lo sono, in realtà, sono fuori legge.
Per questo motivo chi le trasporta, prima di gettarle in mare, le decapita. In tal modo il chip resta a bordo della nave e l’animale non è identificabile. Altra ipotesi avanzata dai veterinari, però, porta su tutt’altra pista: l’amputazione delle teste potrebbe essere dovuta a riti religiosi, il che farebbe pensare a membri dell’equipaggio provenienti dalla sponda sud del Mediterraneo.
La Capitaneria di porto di Catania, in ogni caso, almeno un chip lo avrebbe trovato e ricondurrebbe ad un allevamento francese.
Marea nera anche nel Mediterraneo? La Bp trivella entro ottobre nelle acque della Libia
Mediterraneo - 17/08/2010:
Una marea nera anche nel Mediterraneo? Incrociamo le dita: la Bp inizierà al più tardi in ottobre le trivellazioni nelle acque della Libia. Precisamente nel Golfo della Sirte, proprio di fronte alle coste siciliane.
In base ad un accordo di due anni fa col governo libico, la compagnia scaverà cinque pozzi su fondali profondi fino a 1.700 metri. Il pozzo Bp finito fuori controllo nel Golfo del Messico si trova ad una profondità di 1500 metri.
Pareva che le trivellazioni Bp lungo le coste libiche dovessero attendere per mesi. Il Wall Street Journal ha rivelato che si tratta invece di settimane.
Ne parla in un articolo riservato per la maggior parte agli abbonati. Nelle poche righe in lettura gratuita, il quotidiano cita una dichiarazione di Shokri Ghanem, presidente della National Oil Corp, la compagnia petrolifera libica.
Egli afferma che la Bp, prima di avviare le operazioni in Libia, vuole avere la sicurezza che non si ripeta un altro disastro come quello del Golfo del Messico: e per questo serviranno al massimo due mesi. Si arriva ad ottobre, appunto.
Però il mare non conosce confini. Se capita qualcosa in Libia, la Sicilia è giusto lì di fronte. Qualche settimana fa, parlando con il Financial Times delle trivellazioni Bp in Libia, il ministro per l’Ambiente Prestigiacomo aveva dichiarato che i Paesi affacciati sul Mediterraneo dovrebbero parlare con voce comune, e che una moratoria potrebbe essere il giusto approccio per trivellazioni potenzialmente pericolose.
Condivido, sia chiaro. Però mi pare che il ministro Prestigiacomo dimentichi un particolare: il pulpito da cui ella parla.
Sono potenzialmente pericolose tutte le trivellazioni nel Mediterraneo, un mare chiuso, ricchissimo di vita e delicato. Lei invece, per quanto riguarda l’Italia, ha imposto una moratoria solo entro 5 miglia dalle coste, e entro 12 miglia dalle aree marine protette. Le trivellazioni libiche hanno tutta l’aria di uniformarsi ai suoi standard.
Dal Ministero dell'Economia trenta milioni di euro per le rinnovabili al sud
Sicilia - 10/08/2010:
Il Ministero dello Sviluppo Economico ha stanziato 30 milioni di euro per lo sviluppo delle energie rinnovabili e del risparmio energetico al sud Italia.
I fondi rientrano nel POIN “Energie rinnovabili e risparmio energetico” e arriveranno in Sicilia, Calabria, Campania e Puglia. Dal sito del Ministero, ecco la ripartizione:
1) in Sicilia andranno oltre 5,5 milioni di euro per il settore elettrico (fotovoltaico e cogenerazione) e quasi 2 milioni di euro per quello termico (solare termico e biomasse)
2) in Calabria saranno erogati oltre 6 milioni di euro per l’elettrico (fotovoltaico e cogenerazione) e oltre 1,4 milioni per il termico (solare termico e biomasse)
3) in Campania i contributi saranno ripartiti in 4,4 milioni di euro per l’elettrico (solo fotovoltaico) e poco più di 3 per il termico (solare termico, geotermico e biomasse)
4)in Puglia oltre 5,4 milioni di euro per progetti nel settore elettrico (fotovoltaico) e oltre 2 milioni per il termico (solare termico e geotermico)
Ecco qualche idea su come festeggiare la giornata in modo sostenibile:
1) Fate una gita in bicicletta alla scoperta dei luoghi nascosti che in macchina ci sfuggono sempre
2) Lasciate in garage la macchina e mettete ai piedi le scarpe da ginnastica
3) Affittate una canoa, armatevi di maschera e andate alla scoperta dei fondali
4) Abbassate di un grado l’aria condizionata
5) Andate alla ricerca di un negozio di prodotti biologici
6) Regalatevi una borsa di cotone o canapa per fare la spesa
7) Trascorrete una serata in spiaggia con picnic incluso, godendovi la luce delle stelle, lontano dall’inquinamento luminoso!
Un buon Ferragosto, buoni fuochi, buone sagre, buone feste con gli amici, buone cenette romantiche con il vostro/a lui/lei.
Vi auguriamo di trascorrere una giornata felice e di proseguire le vacanze con tanta serenità, senza mai dimenticare il nostro mondo e la nostra natura!
Di Mauro, no a piattaforme petrolifere nel canale di Sicilia
Sicilia - 05/08/2010:
"I sindaci - ha aggiunto Di Mauro - hanno compreso il grave danno che deriverebbe dalle installazioni delle piattaforme petrolifere e si muoveranno con grande responsabilita', attraverso un'azione amministrativa e politica ufficiale tesa a tutelare il canale di Sicilia e difendere il territorio".
La Giunta Regionale della Sicilia, spiega una nota regionale, su proposta proprio dell'assessore Di Mauro ha gia' preso posizione contro le perforazioni per ricerche energetiche nei mari siciliani, esprimendo "una chiara e netta contrarieta' al rilascio di permessi di ricerca nel territorio della Regione siciliana'".
"Inoltre l'Ars - conclude la nota - con voto favorevole di Di Mauro, a nome del governo, ha approvato all'unanimita' una mozione in tal senso. Il documento, da inviare ai ministeri dell'Ambiente e dello Sviluppo economico, sara' presentato nei primi giorni di settembre, ''ma nel frattempo - ha aggiunto Di Mauro - occorre anche sensibilizzare a questi temi i parlamentari nazionali eletti in Sicilia".
Il Gruppo Locale di Greenpeace, augura a tutti voi buone "Eco-Vacanze"
Consultate la nostra "Eco-guida" all'interno della quale troverete idee per trascorrere nel migliore dei modi le vostre vacanze.
Il sito verrà aggiornato, quindi continuate a visitarci!
"Dobbiamo fare il miglior uso possibile del tempo libero."
Mahatma Gandhi
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Inquinamento
Amianto, in Sicilia qualcosa si muove: Lombardo ammette il problema
Sicilia - 23/07/2010:
Il presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo, prende atto che c’è ancora molto da fare per eliminare l’amianto nell’isola. Il problema è assai diffuso nei siti industriali e petrolchimici siciliani dove, come vi abbiamo recentemente raccontato, i lavoratori ancora aspettano che vengano loro riconosciuti i benefici di legge previsti per il rischio amianto. In una nota della presidenza della Regione Sicilia, adesso, si annuncia i risultati dell’ennesimo tavolo tecnico tra gli assessori regionali alla Salute, all’Energia, al Lavoro e all’Ambiente per pianificare le soluzioni del caso.
I tavoli tecnici, in Sicilia come in buona parte d’Italia, solitamente servono a poco. Ma c’è di buono che Lombardo inizia ad ammettere che il problema c’è ed è serio:
e’ emerso un quadro che, a fronte di province maggiormente interessate, poiche’ sedi di siti contaminati di interesse nazionale (Caltanissetta, Catania, Messina, Siracusa), il numero delle aree bonificate in tutta la regione e’ ancora esiguo
Per quanto riguarda il rischio amianto da riconoscere ai lavoratori, invece, la Regione promette tempi brevi:
Per accelerare il rilascio di curricula ai lavoratori che ne hanno fatto richiesta per ottenere il riconoscimento dei benefici di legge, il Dipartimento regionale del Lavoro ha gia’ diramato nello scorso mese di maggio una direttiva agli Ispettorati provinciali del Lavoro
Ma è la storia stessa, descritta nella nota della Regione, a smorzare ogni forma di ottimismo:
Gli assessori della Salute e del Territorio e Ambiente dovranno aggiornare il Piano gia’ approvato nel 1995 e riconvocare la commissione regionale amianto entro il prossimo 31 luglio. Tale commissione gia’ istituita nel 1995 e’ stata ricostituita a dicembre del 2007 con il compito di realizzare la mappatura dell’amianto presente sul territorio regionale, di formulare proposte risolutive della problematica, di presentare una proposta congiunta da sottoporre all’approvazione della Giunta di Governo
Fotovoltaico Enel-Sharp-Stm a Catania: finalmente il Cipe finanzia il progetto
Sicilia - 22/07/2010:
A sei mesi dall’accordo internazionale tra Enel, Sharp e Stm per la costruzione di una fabbrica di pannelli fotovoltaici a Catania, finalmente il Comitato interministeriale prezzi (Cipe), guidato dal sottosegretario Gianfranco Miccichè, ha stanziato i finanziamenti per il progetto.
Un maxi finanziamento: su 320 milioni di euro totali per lo start up dell’impianto produttivo il Cipe ne aveva promessi ben 200. Poi, però, non se ne seppe più nulla e iniziò a trapelare, a maggio, la voce che i giapponesi di Sharp erano sul punto di mollare.
Il giorno dopo l’uscita della notizia del possibile disimpegno giapponese il sottosegretario all’Energia Stefano Saglia analizzò le carte, ma non firmò. A metà giugno, poi, ancora il Cipe non dava segnali di vita.
Di oggi, invece, la buona notizia della firma resa nota da Enel, Sharp ed Stm in un comunicato con il quale si dichiarano soddisfatte:
Enel, Stm e Sharp approvano la decisione del Cipe di confermare il sostegno alla realizzazione della prima fase del più grande stabilimento di produzione di pannelli fotovoltaici di scala industriale in Italia ed uno dei più grandi in Europa
L’impianto, quindi, è salvo. Dei famosi 100 mila posti di lavoro nelle rinnovabili previsti dal Cnel al 2020, quindi, qualcuno potrebbe nascere a Catania.
Fuori servizio alla raffineria di Augusta. Su internet video e fotodiario dell'incidente
Sicilia - 19/07/2010:
Augusta, ore 17:00 di domenica 18 luglio 2010: fuoco, fumo e odori nauseabondi provenienti dalla raffineria mettono in allarme la popolazione del triangolo industriale siracusano. Un territorio avvelenato del quale ci eravamo occupati recentemente parlando degli effetti dell’inquinamento sulla salute umana.
Questa volta, però, a far paura è l’ennesimo incidente e il conseguente “fuori servizio” alla raffineria. Un incidente documentato, anche con foto e riprese, da un cittadino che è noto nel triangolo per essere una spina nel fianco dell’industria petrolifera: Salvo Maccarrone, da anni, tiene l’archivio audio-video degli incidenti alla Esso, alla Erg-Isab in tutti gli altri impianti del petrolchimico. Dal suo sito riportiamo, oltre al video, la cronistoria dell’incidente:
Poco dopo le ore 17:00 del 18 luglio 2010 dalla ciminiera dello stabilimento si sono levate fiamme altissime mentre l’aria veniva appestata da miasmi stomachevoli.
Dopo le ore 17:00 ci hanno telefonato diversi residenti nel Comune di Melilli dicendoci che erano preoccupatissimi e che alla vista dello spettacolo infernale e agli odori nauseabondi presenti nell’aria sono dovuti fuggire verso altri luoghi.
Alla ore 17.44 del 18 luglio 2010, mentre scriviamo questa breve nota, proseguono in tutta la loro ferocia gli sfiaccolamenti nello stabilimento Esso di Augusta.
Il Comitato melillese “NO RIGASSIFICATORE” lancia l’iniziativa di denunciare lo stabilimento Esso di Augusta PER TENTATA STRAGE
Il dott. Eugenio Bonomo, preoccupatissimo anche lui per le decine di telefonate allarmate di persone che affermano di avere problemi respiratori aggravati sia dal caldo che dagli inquinamenti ha proposto una iniziativa che lanciamo sul nostro sito e su Facebook. Occorre che almeno 100 persone (cento) sottoscrivano una denuncia penale contro lo stabilimento Esso di Augusta PER TENTATA STRAGE e TENTATO OMICIDIO per questi ormai giornalieri AVVELENAMENTI COLLETTIVI di cui ormai possediamo le prove sia fotografiche che video. Il dott. Eugenio Bonomo, si è pure messo a disposizione di quanti accusano malattie respiratorie PER PERIZIE GRATUITE.
Ore 18:42 del 18 luglio 2010, a scoppio ritardato, cioè un’ora dopo che noi avevamo dato la notizia, la Protezione civile di Priolo ci informa del fuori servizio alla Esso, e di non allarmarci.
Ore 18:48 lavoratori della Esso ci comunicato che dentro lo stabilimento si è registrato un vastissimo incendio, come tanti altri che neppure vengono resi noti, per le solite vetustà degli impianti . In torcia sono finiti, come al solito e come sempre, tonnellate e tonnellate di prodotti petroliferi che hanno reso l’aria ancor più critica ed irrespirabile.
Ore 19:03 l’avvocato Mario Giarrusso è pronto a redigere la denuncia penale contro lo stabilimento Esso di Augusta PER TENTATA STRAGE. Sottolinea però che le prove fotografiche e video sono insufficienti. Occorre l’immediato campionamento della qualità dell’aria.
Ore 19:10 il prof. Luigi Solarino si attiva immediatamente e contatta il presidente dell’ordine dei chimici al quale chiede un immediato campionamento dell’aria attorno allo stabilimento Esso.
Ore 19:46 lavoratori dello stabilimento Esso di Augusta fanno sapere che l’emergenza di stabilimento e le mega emissioni di fiamme e di fumi finiranno non prima della mezzanotte di oggi.
Un incidente del genere, e una identica cronistoria dei fatti, è avvenuto anche il 12 maggio verso le 23.00. In quel caso pare che per una serie di problemi tecnici lo stabilimento Esso sia stato costretto a smaltire in torcia tonnellate di prodotti petroliferi per evitare un incidente ancora più grave. Problemi del genere, nel triangolo industriale Priolo-Melilli-Augusta, avvengono con una frequenza impressionante.
Gela, l'Asp ammette: c'è ancora amianto nella raffineria. Per i controlli si deve passare da Eni
Sicilia - 17/07/2010:
L’Azienda sanitaria provinciale di Caltanissetta ammette: C’è ancora molto amianto da rimuovere all’interno del polo petrolchimico Eni di Gela. Ma farlo non sarà facile.
Nelle ultime settimane a Gela la lotta all’amianto è tornata all’ordine del giorno, soprattutto grazie alle dure proteste del Comitato spontaneo dei lavoratori vittime dell’amianto e alle denunce della locale associazione ambientalista Aria Nuova.
Il problema, però, sono i controlli: come ammette la stessa Asp, infatti, per fare un controllo l’autorità sanitaria deve chiedere il permesso ad Eni che, per ragioni di sicurezza, non fa entrare nessuno in raffineria senza una sfilza di carte al seguito.
Appena giunti presso l’industria gelese i nostri ispettori devono comunque richiedere le necessarie autorizzazioni alla direzione, e quindi la possibilità di un monitoraggio a trecentosessanta gradi non sempre può completamente concretizzarsi
Due sono le grandi questioni riguardanti l’amianto a Gela: la prima è quella legata alla salute, visto che l’amianto si aggiunge ad un enorme numero di ulteriori fattori di rischio per chi lavora in raffineria; la seconda è quella del riconoscimento, legale e previdenziale, del rischio amianto per i lavoratori.
XXV anniversario dell'affondamento della Rainbow Warrior
International - 10/07/2010:
Il 10 luglio del 1985 nel porto di Auckland gli agenti dei servizi segreti francesi affondarono la nostra Rainbow Warrior con due bombe, causando la morte del fotografo Fernando Pereira.
Oggi, 25 anni dopo, commemoriamo questo tragico evento avviando la costruzione della Rainbow Warrior III.
Augusta-Priolo-Melilli: nel triangolo della morte metalli pesanti nei capelli e nel latte materno.
Sicilia - 07/07/2010:
Ennesimo grido di allarme degli ambientalisti riguardo alle pesantissime conseguenze dell’inquinamento sulla salute degli abitanti del famigerato triangolo della morte siracusano, che ha per vertici i tre comuni di Augusta, Priolo e Melilli.
Questa volta sono le associazioni AugustAmbiente e Decontaminazione Sicilia a snocciolare i numeri: nei capelli e nel latte materno degli abitanti del triangolo industriale, che ospita raffinerie, centrali elettriche, inceneritori e un impianto di gassificazione del tar, le quantità di metalli pesanti sono allarmanti.
Giacinto Franco, vicepresidente di AugustAmbiente, e Luigi Solarino, presidente di Decontaminazione Sicilia, hanno commissionato uno studio i cui risultati sono stati girati al ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, al governatore siciliano, Raffaele Lombardo, agli assessori regionali all’Ambiente e alla Sanità, al presidente della provincia di Siracusa e ai sindaci dei comuni di Siracusa, Augusta, Priolo, Melilli, Floridia e Solarino.
Lo studio non è molto corposo perché, a causa delle ristrettezze economiche (le due associazioni hanno pagato di tasca loro i costosi esami) sono stati analizzate solo 23 persone: 10 ad Augusta, 5 a Priolo e 8 a Melilli. I risultati, però, sono gli stessi in tutti i soggetti e ricalcano precedenti studi svolti negli anni scorsi.
Mercurio, piombo, alluminio, stronzio, antimonio, argento, cromo, rame, fosforo, magnesio, zinco e ferro: tutte queste sostanze, la maggior parte delle quali rientra nella categoria dei metalli pesanti, sono state trovate in abbondanza in tutti i campioni analizzati. Il mercurio, in particolare, fa paura: i ricercatori hanno trovato valori medi compresi tra 0,14 e 0,16 mg/100g nei capelli degli augustani rispetto a un valore normale pari a 0,01 mg/100g.
I ricercatori, tra le altre cose, ipotizzano sia la causa che una possibile cura per la contaminazione. La causa sarebbe il pesce di mare, notoriamente contaminato nella avvelenatissima rada di Augusta. La cura è un mix di vitamine e minerali che, a leggere i risultati delle prime analisi, dopo alcuni mesi riuscirebbe a ripulire parzialmente il corpo dai pericolosi inquinanti.
A questo punto, dicono AugustAmbiente e Decontaminazione Sicilia, è ora che le autorità sanitarie regionali si mobilitino per uno screening di massa e mettano mano al portafogli per pagare le cure alla popolazione dei comuni interessati dalle emissioni del polo petrolchimico che, già oggi, registrano un numero di tumori e, soprattutto e ancor peggio, di malformazioni fetali assolutamente fuori dalle medie nazionali.
Amianto: 500 lavoratori del petrolchimico di Gela riuniti in comitato chiedono giustizia
Sicilia - 21/06/2010:
Sono in 500, lavorano tutti al petrolchimico di Gela o vi hanno lavorato per anni e ora sono in pensione, e chiedono giustizia. E’ la storia del comitato spontaneo dei lavoratori contro l’amianto nel polo gelese che vedono, ancora oggi dopo quasi vent’anni dall’entrata in vigore della legge che mette al bando l’amianto, il loro posto di lavoro pieno zeppo di Eternit e altri manufatti contenenti questa sostanza altamente cancerogena.
Ancor di più, nonostante i tumori e le malattie respiratorie siano ormai frequentissime tra i lavoratori e gli ex lavoratori del petrolchimico, hanno enormi difficoltà a vedersi riconosciuto il rischio amianto, con tutti i vantaggi sanitari, economici e previdenziali che spettano a chi ha lavorato (perché, in effetti, oggi non dovrebbe lavorarci più) a contatto con l’amianto.
Uno dei mille problemi del petrolchimico gelese che, ormai, scoppia di contraddizioni.
A Palermo troppi rifiuti: proliferano topi e scarafaggi. Interrogazione al Consiglio Comunale
Sicilia - 17/06/2010:
A Palermo tornano i topi in città.
Non che prima non ci fossero, ma di certo i cumuli di rifiuti sparsi per le strade aiutano molto questi sgraditi roditori a trovare cibo e rifugio. Tanto che, come sempre accade quando le città soffrono di questi problemi, è stata presentata una interrogazione in Consiglio Comunale per sapere se l’amministrazione ha intenzione di prendere provvedimenti.
Autore dell’interrogazione, il consigliere del Pd Salvatore Orlando che, oltre ai topi, ha visto in giro anche parecchi scarafaggi:
In città è sempre più preoccupante l’aumento di topi, zanzare e scarafaggi: mi chiedo cosa stia facendo l’amministrazione comunale e se è stato predisposto un piano di derattizzazione e disinfestazione
Sull’origine dei roditori, e degli insetti, Orlando ha ben pochi dubbi:
Non ci vuole molto a collegare l’aumento di topi, scarafaggi e insetti alla sporcizia delle strade e ai cumuli di rifiuti che ormai fanno parte dell’arredo urbano, così come non ci voleva molto a prevedere che con l’arrivo della stagione estiva saremmo andati incontro questa condizione
Come dargli torto, è fin troppo evidente. Come è anche evidente che topi e scarafaggi non piacciono ai palermitani e, men che meno, ai turisti (che, però, erano stati avvertiti!):
Basta fare un giro nel centro storico, dove bar, pub e ristoranti hanno collocato sedie e tavolini sui marciapiedi, per raccogliere lamentele di clienti, specie turisti, per una situazione che evidenzia allarmanti carenze igieniche
Gela, morire di inquinamento. Intervista esclusiva agli ex operai dell'impianto cloro soda
Sicilia - 15/06/2010:
Cosa vuol dire lavorare 25 anni all’interno di un impianto petrolchimico?
Chiedetelo, ad esempio, a chi ha lavorato a Gela. Gli ex operai dell’impianto cloro soda, tra gli altri, che hanno respirato per decenni vapori di mercurio e acidi per poi trovarsi, ancor prima della pensione, falcidiati dai tumori.
Il cloro soda, tra l’altro, è stato demolito a inizio anni novanta e il contratto per la bonifica del sito aveva un importo di “3000 milioni di lire”. Anche se gli operai non sono convintissimi che nei due anni di lavori eseguiti si sia potuto bonificare realmente il sedime dell’impianto.
Una breve, ma intensa, testimonianza di due operai che sono entrati al cloro soda credendo di aver trovato il lavoro della vita, quello per campare una famiglia, e si sono trovati in lista d’attesa per un trapianto.
Due tra le tante testimonianze, tutte drammaticamente simili, che andrebbero ascoltate ogni tanto. Giusto per capire a cosa ci riferiamo quando parliamo di poli petrolchimici.
Clicca qui per visualizzare l'intervista agli ex operai[ Torna su ]
Clima
Accordo Enel-Sharp-Stm su fotovoltaico a Catania: il Cipe è muto
Catania - 14/06/2010:
Ricordate l’annuncio, mesi fa, della nascita della più grande filiera produttiva del fotovoltaico a Catania? Ricordate che dalla traballante Stm si apprestava a nascere un polo industriale dedicato solo alle energie rinnovabili? Ebbene, l’accordo tra Enel-Sharp e Stm per replicare lo stabilimento di Sakay in terra sicula dove produrre dal 2011 le nuove celle solari a tripla giunzione sviluppate da Sharp, ancora s’adda quagliare: mancano i soldi, statali, che il Cipe dovrebbe foraggiare.
La crisi economica si fa sentire e in questo momento in cui si chiedono sacrifici a tutti è difficile mettere sul piatto i finanziamenti.
Almeno questo è quanto sembra voglia dire il silenzio del Cipe, in merito alla mancata messa in agenda della discussione rispetto ai possibili finanziamenti da erogare alla filiera fotovoltaica siciliana. Spiega blogsicilia:
Per il 2010 la somma d’investimento prevista dalla “TreeSun”, la società privata che verrà costituita dai tre soggetti interessati, è di 135 milioni; il 2011 di 150 e per il 2012 di 90. Fanno 375 milioni. Toccherebbe al ministero aggiungerne 47
Nella discarica palermitana di Bellolampo anche animali morti e rifiuti tossici. Indagato il sindaco Cammarata
Sicilia - 11/06/2010:
Della settimana scorsa la notizia dell’indagine a carico del sindaco di Palermo, Diego Cammarata, per presunti illeciti nella gestione della discarica di Bellolampo. Di oggi, invece, la diffusione dei dettagli dell’inchiesta della magistratura e, soprattutto, dei capi d’accusa.
Tutti pesantissimi: disastro doloso, inquinamento delle acque e del sottosuolo, truffa, gestione abusiva della discarica, abbandono dei rifiuti speciali e abuso d’ufficio. Secondo quanto riporta il sempre informatissimo giornale on line Sicilia Informazioni, infatti, a Bellolampo gli illeciti sarebbero stati nel corso dei mesi moltissimi:
Nella qualità di sindaco di Palermo, socio unico dell’Amia - si legge nel capo di imputazione - Cammarata dava direttive specifiche agli amministratori della società sulle modalità di gestione della discarica di Bellolampo, tra l’altro autorizzando il conferimento dei rifiuti in violazione delle norme sul preventivo trattamento e consentendo lo stoccaggio dei rifiuti in discarica in attesa della triturazione
Inoltre, sempre secondo il giornale on line che, a sua volta, riporta i contenuti dell’avviso di garanzia di cui è in possesso, Cammarata avrebbe emanato numerose ordinanze al di fuori delle proprie competenze: essendoci a Palermo lo stato di emergenza rifiuti, infatti, la competenza era attribuita al commissario delegato per l’emergenza, cioè il prefetto di Palermo, e non al sindaco.
Si celebra oggi in tutto il mondo la Giornata mondiale dell'ambiente, il World enviroment day, istituita dall'Onu per ricordare la Conferenza di Stoccolma sull'Ambiente Umano del 1972, nel corso della quale prese forma il Programma ambiente delle Nazioni Unite, l'Unep. Il Paese ospitante delle celebrazioni della Giornata mondiale dell'ambiente 2010 è il Ruanda, in Africa.
L'Unep, infatti, ha deciso di celebrare la Giornata in concomitanza con la cerimonia Kwita Izina, celebrata ogni anno in Ruanda: Kwita Izina è il battesimo dei gorilla di montagna nati durante l'anno, ad ognuno di essi viene dato un nome durante una solenne cerimonia. Il battesimo dei gorilla sarà la cerimonia principale celebrata dall'Onu, ma ci saranno tantissime manifestazioni, concerti, escursioni che ci ricorderanno che la nostra terra ha bisogno degli uomini, proprio come gli uomini hanno bisogno di lei.
Durante questo 2010, inoltre, la Giornata mondiale dell'ambiente si unisce all'Anno internazionale della biodiversità e concentra la sua attenzione sulla tutela e la salvaguardia delle specie, animali e vegetali, in pericolo di estinzione.
Nonostante gli sforzi fatti per salvaguardare l'ambiente in tutto il mondo, infatti, le specie si stanno estinguendo a una velocità mai registrata nella storia geologica, e la maggior parte di queste estinzioni è strettamente legata alle attività umane.
Con lo slogan "Molte Specie, Un Pianeta, Un Futuro", la Giornata mondiale dell'ambiente 2010 vuole mobilitare più persone possibile per realizzare un'ampia gamma di azioni finalizzate alla conservazione della biodiversità. Saranno piantati alberi nelle scuole, ripulite le zone degradate delle città, organizzate escursioni di birdwatching, mostre ed esposizioni tematiche, "campagne verdi" nazionali
Mentre negli Usa, dopo il disastro della Deepwater Horizon, è cresciuta la preoccupazione per le esplorazioni petrolifere offshore, in Italia questi permessi continuano a essere rilasciati senza alcun ripensamento apparente. Anzi aumentano e sappiamo il perchè: nel nostro paese le royalties da pagare allo Stato per le trivellazioni sono del 4 per cento e non del 30-50 per cento come per altri Paesi.
Al momento, oltre alle 66 concessioni di estrazione petrolifera offshore con pozzi già attivi, sono in vigore 24 permessi di esplorazione offshore, soprattutto nel medio e basso Adriatico (Abruzzo, Marche, Puglia) e nel Canale di Sicilia. L'area delle esplorazioni supera gli 11.000 kmq, una superficie assai maggiore di quella che attualmente ospita pozzi operativi (poco meno di 9.000 kmq).
Ci sono poi moltissime altre aree in cui si richiede l’autorizzazione per esplorazioni petrolifere: le mappe del Ministero dello Sviluppo Economico dimostrano un’esplosione di richieste di trivellazioni esplorative soprattutto al largo di Abruzzo, Marche, Puglia, Calabria (versante ionico) e nel Canale di Sicilia. La superficie complessiva non è nota, ma si può stimare che sia almeno il doppio di quella in cui le ricerche sono già state autorizzate.
In Italia, inoltre, oltre a royalties molto più basse, non si paga alcuna imposta per i primi 300.000 barili di petrolio all'anno: oltre 800 barili (o 50.000 litri) di petrolio gratis al giorno.
Le attività esplorative sono effettuate o richieste da imprese ben note, come ENI, EDISON e SHELL, ma anche da imprese minuscole, anche con soli 10.000 euro di capitale sociale: in caso di incidente non potrebbero noleggiare nessun mezzo idoneo a raccogliere il petrolio!
"[...] La terra non appartiene all'uomo ma è l'uomo ad appartenere alla terra.
Questo noi sappiamo. Tutte le cose sono collegate come il sangue che unisce una famiglia.
Qualunque cosa succeda alla terra succede ai figli della terra.
L'uomo non ha tessuto la trama della vita: egli ne è solo un filo e qualunque cosa faccia alla trama, egli lo fa anche a se stesso.[...]"
[Capo Indiano Seattle al Presidente USA Franklin Pierce - 1852]
Mostra "Cittadino Planetario", realizzata in collaborazione con il Co.P.E. e Manitese.
La mostra illustra le problematiche della sostenibilità ambientale promuovendo l’assunzione di comportamenti alternativi da parte dei cittadini.
Attraverso un percorso tra ARIA, ACQUA, TERRA e FUOCO vengono affrontati temi quali: energie rinnovabili, risparmio energetico, effetto serra ed inquinamento, rifiuti.
La mostra è rivolta soprattutto alle scuole medie inferiori e superiori ma può essere messa a disposizione della cittadinanza nella sua più ampia accezione.
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