Nucleare Banchetto OGGI TANTA GENTE A CATANIA CON LA NUCLEAR HOTLINE DI GREENPEACE Catania - 14/03/2010:
Oggi tanti curiosi e sostenitori a Catania hanno chiamato la “Nuclear Hotline” di Greenpeace.
Al numero verde gratuito 800.864.884 hanno lasciato messaggi contro il nucleare, che Greenpeace consegnerà ai candidati alle prossime elezioni regionali del 28 e 29 marzo.
Questi messaggi rappresentano la voce dei cittadini verso i politici che vorrebbero mettere a tacere questo tema importante e rimandarlo a dopo le elezioni, per motivi di propaganda.
Greenpeace ha raccolto già oltre 66mila firme contro il nucleare sul sito www.nuclearlifestyle.it
Fino alle elezioni, inoltre, sarà possibile continuare a chiamare gratuitamente (sia da fisso che da cellulare) il numero 800.864.884 e lasciare il proprio messaggio.
«Il governo italiano vuole imporre il nucleare che è una pericolosa perdita di tempo e una falsa soluzione per i cambiamenti climatici» spiega Andrea Lepore, responsabile campagna nucleare di Greenpeace.
I piani nucleari del governo prevedono la creazione di almeno quattro centrali nucleari che costeranno all’Italia, soltanto per la costruzione, ognuna tra i 5 e i 6 miliardi di euro e che non saranno attive prima di dieci anni. Se l’Italia punterà sul nucleare non potrà rispettare gli obiettivi europei di riduzione delle emissioni al 2020 e sprecherà le risorse che avrebbe potuto invece investire in tecnologie pulite ed efficienza, vere soluzioni immediatamente disponibili.
Mentre il governo con la Legge 99/2009 bypassa le competenze delle regioni in materia energetica, alcuni candidati, tra cui Polverini, Zaia e Formigoni approvano i piani nazionali pro-nucleari del governo. Difficile pensare che poi si opporranno a una centrale nella propria regione nonostante ora a fini elettorali dichiarino di ”non aver bisogno” del nucleare nelle regioni in cui si presentano.
«I candidati alle regionali devono dire un chiaro NO ai piani nucleari del governo. Dire che ”il nucleare non serve” nelle proprie regioni ma poi appoggiare il nucleare a livello nazionale, significa prendere in giro i cittadini e preparare per loro la sorpresa di una centrale nucleare dopo le elezioni», conclude Lepore.
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Clima Eolico e mafia: le prime 7 condanne dell'operazione "Eolo" Sicilia - 11/03/2010:
A poco più di un anno dall’operazione “Eolo”, condotta da Polizia e Carabinieri di Trapani, arrivano le prime condanne: si tratta di sette imputati, tra politici, imprenditori ed esponenti della mafia, che hanno scelto il rito abbreviato. L’accusa di associazione mafiosa è stata confermata dalle condanne e, con essa, il grosso dell’impianto accusatorio. Come riporta Antimafia Duemila
Le condanne riguardano, intanto, i tre imputati che rispondevano di associazione mafiosa: si tratta di Giovan Battista Agate, che ha avuto 8 anni e 4 mesi, come Giuseppe Sucameli, architetto e impiegato al Comune di Mazara del Vallo, e Antonino Cuttone. Tre anni ha avuto l’ex consigliere comunale Vito Martino, imputato di corruzione, come l’imprenditore trentino Luigi Franzinelli, per il quale c’era anche l’aggravante di avere agevolato la mafia e che ha avuto due anni. Un anno e 10 mesi e’ stato poi inflitto al socio di Franzinelli, Antonio Aquara. Ha patteggiato la pena (due anni) Melchiorre Saladino; mentre altri due imputati hanno scelto il rito ordinario: sono Francesco Saladino e Baldassare Campana.
L’affare, per i mafiosi, stava soprattutto nella posa delle pale eoliche: movimento terra, prima di tutto, ma anche il resto degli appalti tipici di un cantiere di una centrale eolica. I politici locali, per conto dei malavitosi, facevano in modo che le autorizzazioni arrivassero in fretta e solo alle aziende amiche. Tutto questo in un quadro di sostanziale deregulation del settore eolico in Sicilia, regione che ancora aspetta un Piano energetico.
Da " Ecoblog.it"[ Torna su ]
Inquinamento "Chi inquina paga", sentenza Corte Ue da' ragione al Governo italiano sulla Erg Stampa E-mail di Damiano Chiaramont Sicilia - 09/03/2010:
'Gli operatori con impianti limitrofi a una zona inquinata possono essere considerati presunti responsabili dell'inquinamento. Le autorità nazionali possono subordinare il diritto degli operatori ad utilizzare i loro terreni alla condizione che essi realizzino i lavori di riparazione ambientale imposti''.
E’ questo il passaggio chiave con cui la Corte di Giustizia Europea chiarisce le disposizioni comunitarie in merito al risarcimento per danno ambientale.
L’alta Corte chiamata ad intervenire sull’argomento dal Tar della Sicilia precisa che '' la direttiva sulla responsabilità ambientale prevede, per quanto concerne determinate attività, che l'operatore la cui attività abbia provocato un danno ambientale o una minaccia imminente di un danno siffatto è considerato responsabile. Pertanto, esso deve adottare le misure di riparazioni necessarie e assumersene l'onere finanziario''. Il contenzioso a cui fanno riferimento i chiarimenti della Corte Europea è nato quando il Governo italiano ha imposto alle imprese operanti nelle vicinanze della rada di Augusta l' obbligo di risanare il fondale marino contaminato, seguendo il principio '' chi inquina paga'' previsto appunto dalla normativa europea. Le imprese hanno lamentato l'assenza di accertamenti preventivi e il Tar della Sicilia ha chiesto alla Corte Ue di intervenire per chiarire le disposizioni.
La sentenza fa riferimento alla causa che vede da una parte le Raffinerie Mediterranee SpA (Erg) e dall'altra il Ministero italiano dello Sviluppo Economico per danno ambientale attribuito alla Erg riguardo alla Rada di Augusta, situata nel territorio di Priolo Gargallo (Sicilia), interessata da fenomeni ricorrenti di inquinamento ambientale, la cui origine risalirebbe gia' agli anni '60, quando e' stato realizzato il polo petrolchimico Augusta-Priolo-Melilli. Da allora, pero', numerose imprese operanti nel settore degli idrocarburi e della petrolchimica si sono installate e succedute in questo territorio: di qui la difficolta' di individuare le singole responsabilita'.
Le reazioni alla nota chiarificatrice della Corte di Giustizia Europea non si sono fatte attendere. Per Salvo Sorbello, consigliere comunale di Siracusa e componente della commissione Ambiente dell’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani la sentenza “ riveste importanza fondamentale per il nostro territorio in quanto afferma il principio secondo cui le bonifiche devono essere fatte e si deve intervenire anche laddove la responsabilità non sia direttamente da imputare alle imprese ad oggi esistenti ma che hanno rilevato le stesse attività affini da altre industrie che hanno operato in precedenza”.
" La sentenza della Corte di Giustizia Europea consente finalmente alle autorità competenti di imporre alle industrie misure di riparazione dei danni ambientali - commenta il consigliere provinciale del Pdl, Giuseppe Bastante - presumendo l'esistenza di un nesso di causalità tra determinati operatori e un inquinamento accertato. Speriamo che si possa ora finalmente intervenire per risanare una zona saccheggiata dall'inquinamento ed i cui abitanti hanno pagato un prezzo altissimo".
Da "Giornale di Siracusa.it"[ Torna su ]
Nucleare Evento Artisti contro il Nucleare Italia - 09/03/2010:
Firma anche tu la petizione on line sul sito www.nuclearlifestyle.it
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Nucleare Tecnologia esplosiva. Documento sui rischi dei reattori nucleari Epr che l’Italia vuole costruire Italia - 08/03/2010:
I reattori Epr come quelli che l’Italia vuole costruire per tornare all’energia nucleare sono una tecnologia esplosiva. Nel senso che le loro caratteristiche intrinseche implicano un serio rischio di grave incidente.
Lo afferma la rete francese “Sortir du nucléaire”, sulla base di un documento confidenziale rivelato ieri da una fonte anonima all’interno di Edf (Électricité de France), l’azienda elettrica francese.
Questi rischi si sommano – non si sovrappongono – a quelli sottolineati dalle autorità nazionali per la sicurezza nucleare di Francia, Finlandia e Gran Bretagna (i Paesi europei che stanno realizzando o prevedono di realizzare centrali nucleari Epr) e che riguardano l’interconnessione fra sistemi di controllo e sistemi di sicurezza: nel senso che se uno va fuori uso, l’altro può seguirlo.
Il documento pubblicato da “Sortir du nucléaire” non è nè firmato nè datato. Secondo l’associazione, se ne deduce che il rischio serio di incidente grave esiste ed è previsto: l’Epr è potenzialmente incline a finire fuori controllo con incalcolabili conseguenze – ovvero, è pericoloso – ma questo viene sottovalutato da Edf per ragioni di calcolo economico.
Si tratta di un documento molto tecnico. Il succo del succo: determinate modalità di controllo del reattore nucleare Epr possono causare l’esplosione del reattore stesso in seguito all’espulsione dei gruppi di controllo che permettono di moderare la reazione nucleare.
Le modalità di controllo in seguito alle quali l’Epr può sfuggire di mano sono quelle sostanzialmente legate alla maggiore redditività economica del reattore stesso: far sì che la potenza del reattore si adatti alla domanda di elettricità.
Dice “Sortir du nucléaire”: Areva (la multinazionale francese dell’energia, specialmente nucleare, cui fa capo l’Epr) ed Électricité de France sono consapevoli che il pilotaggio del reattore in modalità Rip (ritorno istantaneo in potenza) e la disposizione dei gruppi di controllo sono tali da poter causare l’espulsione dei gruppi di controllo stessi, con la rottura dell’involucro del loro meccanismo di comando.
Questo comporterebbe la fuoriuscita del liquido di raffreddamento dal serbatoio del reattore nucleare.
La perdita di refrigerante è un incidente molto grave. Il reattore potrebbe non mettersi in arresto automatico; aumenterebbe di potenza, potrebbe esplodere.
Il documento pubblicato da “Sortir du nucléaire”, dicevo, non è firmato nè datato. Oltre al reattore in sè, fa paura che nessuno dei responsabili dell’Epr voglia metterci la faccia.
Da " Blogeko.it"[ Torna su ]
Nucleare Banchetto Anche Marco Travaglio firma la petizione di Greenpeace contro il nucleare! Catania - 28/02/2010:
Oggi presso il teatro Metropolitan di Catania, si è tenuto lo spettacolo "Promemoria" di Marco Travaglio.
I volontari di Greenpeace, hanno partecipato allestendo uno stand informativo, con lo scopo di sensibilizzare ed informare il pubblico sulle varie tematiche affrontate dall'associazione, in particolare sulla campagna nucleare.
Hanno invitato gli spettatori a firmare una petizione per chiedere a tutti i candidati alle elezioni regionali del 28 e 29 marzo di dire NO al nucleare, ed hanno riscontrato un enorme consenso da parte del pubblico che si è affrettato a firmare.
Anche Travaglio, notando la presenza di Greenpeace, si è avvicinato allo stand per firmare la petizione.
Firma anche tu la petizione on line sul sito www.nuclearlifestyle.it
Da "Greenpeace"
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Nucleare Obama sogna l’atomo, il Vermont decide se spegnere la centrale nucleare che perde trizio Vermont - 24/02/2010:
La centrale nucleare Yankee nel Vermont perde trizio. In questi giorni il Senato dello Stato decide se spegnerla (pare che sia orientato in questo senso) o se prolungarne ulteriormente l’esistenza.
E’ un brutto colpo per i sogni atomici di Obama, che dopo una campagna elettorale a base di speranza e di energie pulite ha fatto quello che neanche Bush era riuscito a fare: annunciare la costruzione di due nuovi reattori nucleari negli Usa.
Secondo fonti ufficiali, 27 dei 104 reattori nucleari americani hanno avuto perdite di trizio.
Il trizio, chiamato anche acqua pesante, è un sottoprodotto delle reazioni nucleari. La sua presenza comporta un aumento del rischio di cancro. E’ stato trovato in concentrazioni non poi così minime nella falda acquifera sotto la centrale Yankee. Non identificato il punto dal quale avviene la perdita.
La centrale del Vermont ha collezionato diversi incidenti, per fortuna senza immediate conseguenze drammatiche. Predite di trizio a partire dal 2005. Due crolli di una torre di raffreddamento.
L’impianto è uno dei più vecchi degli Stati Uniti. La gran parte delle centrali nucleari negli Usa (e nel mondo) sono dei ferrivecchi come Yankee. Per età, intendo. Da alcuni decenni nuovi impianti sono nati solo col contagocce.
La tendenza nucleare ultimamente propria di Obama e ahimè di tanti altri, Governo italiano compreso, non sembra globalmente in grado neanche di rimpiazzare le centrali che si avviano finalmente verso la pensione per raggiunti limiti di età.
L’eventuale ricambio generazionale non è stato pianificato e programmato per tempo perchè si tratta di impianti costosi, straordinariamente costosi: e questo si ripercuoterà inevitabilmente e dolorosamente sulle bollette.
Senza contare i problemi di sicurezza, fondamentali!, i conti sono finiti fuori controllo nel cantiere di Olkiluoto, in Finlandia: proprio il tipo di reattore che si vuol costruire in Italia.
Può essere economicamente conveniente (ma a me non piace ragionare esclusivamente in questi termini) solo allungare la vita delle centrali nucleari già esistenti.
Il pensionamento del reattore nucleare Yankee è previsto per il 2012. Il Senato del Vermont è chiamato a decidere se rimandarlo fino al 2032. Pare che non lo farà. In ogni caso, che il trizio glie la mandi buona.
Da " Blogeko.it"[ Torna su ]
Nucleare Stand informativo Catania - 20/02/2010:
Nella giornata di oggi, mentre nelle sette maggiori città italiane, tanti curiosi e sostenitori sono entrati nelle cabine “Nuclear Hotline” di Greenpeace, a Catania i volontari hanno allestito uno stand informativo per raccogliere le firme contro il ritorno al nucleare, invitando i cittadini a chiamare il numero verde gratuito 800.864.884 e lasciare messaggi contro il nucleare, che Greenpeace consegnerà ai candidati alle prossime elezioni regionali del 28 e 29 marzo.
Greenpeace ha raccolto già oltre 47mila firme contro il nucleare sul sito www.nuclearlifestyle.it
Fino alle elezioni, inoltre, sarà possibile continuare a chiamare gratuitamente (sia da fisso che da cellulare) il numero 800.864.884 e lasciare il proprio messaggio.
«Il governo italiano vuole imporre il nucleare che è una pericolosa perdita di tempo e una falsa soluzione per i cambiamenti climatici - spiega Andrea Lepore, responsabile campagna nucleare di Greenpeace.- Il nucleare non salverà Venezia, anzi la condannerà e impedirà all’Italia di investire nelle vere soluzioni per i cambiamenti climatici: rinnovabili ed efficienza».
I piani nucleari del governo prevedono la creazione di almeno quattro centrali nucleari che costeranno all’Italia, soltanto per la costruzione, ognuna tra i 5 e i 6 miliardi di euro e che non saranno attive prima di dieci anni. Se l’Italia punterà sul nucleare non potrà rispettare gli obiettivi europei di riduzione delle emissioni al 2020 e sprecherà le risorse che avrebbe potuto invece investire in tecnologie pulite ed efficienza, vere soluzioni immediatamente disponibili.
Mentre il governo con la Legge 99/2009 alle bypassa le competenze delle regioni in materia energetica, alcuni candidati, tra cui Polverini, Zaia e Formigoni approvano i piani nazionali pro-nucleari del governo. Difficile pensare che poi si opporranno a una centrale nella propria regione nonostante ora a fini elettorali dichiarino di ”non aver bisogno” del nucleare nelle regioni in cui si presentano.
«I candidati alle regionali devono dire un chiaro NO ai piani nucleari del governo. Dire che ”il nucleare non serve” nelle proprie regioni ma poi appoggiare il nucleare a livello nazionale, significa prendere in giro i cittadini e preparare per loro la sorpresa di una centrale nucleare dopo le elezioni», conclude Lepore.
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Evento San Valentino 2010: regala 10 galline o un bufalo Mondo - 10/02/2010: Perché non regalare 10 galline o un bufalo?
Dunque, il senso è questo, non sarà l’amato/a a ricevere materialmente le galline, che costano 25 euro ma una donna dall’altra parte del mondo, in Nepal per la precisione e le serviranno sia per sostentare meglio la sua famiglia, sia per realizzare qualche piccolo guadagno.
Se, invece, siete più spendaccioni potete regalare un bufalo, con 120 euro, che aiuterà una contadina del Nepal o dell’India ad arare il terreno e a fertilizzarlo. Se avete un budget più basso, con 15 euro si possono donare delle sementi, mentre con 32 euro un maiale e con 35 euro una capra. I regali alternativi per San Valentino sono dell’Associazione Pangea e sono inclusi il sostegno medico, il microcredito, la scolarizzazione e le visite post parto.
Da " Ecoblog.it"[ Torna su ]
Inquinamento Regali ecologici per San Valentino Mondo - 08/02/2010:
San Valentino può essere una buona occasione per comunicare il proprio amore sia verso la propria dolce metà che verso la Natura, e allora perché non scegliere di donare un piccolo dono ecologico? Una piantina o una bustina di semi (trovate qui la tenera Love in a bag) sono idee regalo che funzionano sempre e che simboleggiano la necessità di cura, attenzione e rispetto, proprio come una relazione.
Se volete rimanere sul classico, cioccolatini e lingerie per una serata eco sexy, Inhabitat propone una bella serie di idee regalo tradizionali, incluse ricette per torte a forma di cuore e gioielli eco friendly.
Se il lato consumistico di San Valentino non vi piace, nemmeno se ecologico, allora potete donare al vostro amato/a un regalo che non si compra: un po’ del vostro prezioso tempo libero, qualcosa di vostro che sapete piacergli molto, un pensiero d’amore scritto su carta riciclata, uscire a fare una passeggiata a contatto con la Natura, fare insieme qualcosa per l’ambiente o donare un farmaco a chi ne ha bisogno, perché un modo per esprimere il proprio amore lo si trova sempre, anche ecologico.
Da "Ecoblog.it"
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Nucleare Azione GREENPEACE A MESSINA CON LE PILLOLE POST INCIDENTE NUCLEARE Sicilia - 06/02/2010:
Greenpeace distribuisce oggi a Messina e in altre 21 città italiane il “Nuclease65”, pacchetti di finte pillole allo iodio comprensive di materiale informativo sui problemi alla salute causati dal nucleare. L’attività di Greenpeace simula quella dell’Agenzia di Sicurezza Nucleare francese che distribuisce queste pillole alla popolazione che abita a 10km dai siti nucleari. Se il nucleare tornasse nel nostro paese, la nuova Agenzia di Sicurezza Nucleare italiana dovrebbe pianificare la stessa distribuzione anche in Italia.
I volontari dell’organizzazione invitano i cittadini a firmare una petizione - on line sul sito www.nuclearlifestyle.it - per chiedere ai candidati alle regionali di dichiararsi contrari al nucleare.
“Visto che il Governo continua a non dichiarare dove intende realizzare le nuove centrali nucleari, Greenpeace distribuisce le finte pillole nelle città in tutte le regioni italiane - spiega Andrea Lepore, responsabile della campagna Nucleare di Greenpeace - Dovunque una centrale venisse costruita, la popolazione dovrebbe rassegnarsi a convivere con i rischi del nucleare”.
Lo ioduro di potassio che viene distribuito in Francia serve a saturare la tiroide di Iodio, riducendo il rischio di assorbire lo Iodio-131, uno degli elementi radioattivi che viene emesso dalle centrali nucleari in caso di incidente. Le pillole riducono il rischio alla tiroide ma non danno alcuna protezione dagli altri elementi radioattivi - come il Cesio-137, lo Stronzio-90, il Plutonio-239 e altri – che possono accompagnare il fall out di un disastro nucleare.
Quello dei rischi per la salute è solo uno dei problemi del nucleare: il nucleare è costoso, pericoloso e il problema dello smaltimento delle scorie radioattive rimane irrisolto. Nonostante questo, l’attuale Governo intende imporre il nucleare ai cittadini italiani che, come al solito, pagheranno salata questa follia.
Il nucleare deve dunque essere un tema fondamentale delle prossime elezioni del 28 e 29 marzo. Per fare pressione sui candidati alle regionali, Greenpeace lancia un sito web dedicato - www.nuclearlifestyle.it – dove i cittadini possono interagire e firmare la petizione contro il nucleare.
“I candidati alle prossime elezioni regionali devono dichiarare pubblicamente la loro posizione sul nucleare e indicare ai loro elettori, con chiarezza e senza nessuna reticenza, se saranno disposti ad accettare una centrale nucleare nel territorio della regione che intendono governare” conclude Lepore.
Da "Greenpeace"
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Inquinamento Ecopunto di Niscemi, il negozio che offre generi alimentari in cambio dei rifiuti Sicilia - 02/02/2010:
A Niscemi (Caltanissetta) c’è un negozio che offre generi alimentari in cambio dei rifiuti. Si chiama Ecopunto ed è stato inaugurato all’inizio della settimana. E’ l’unico in Italia: il negozio Recoplastica che acquistava rifiuti a Moncalieri (Torino) è stato chiuso.
Resto sempre dell’idea che il problema dell’immondizia si risolva producendone di meno, e non attribuendole un valore commerciale. Comunque, tutto fa brodo e contribuisce a mandare meno roba in discarica.
Ecopunto nasce dalla cooperativa LiberAmbiente ed è in via Setti Carraro 40. Si possono portare lì carta, cartone ed imballaggi in ferro, alluminio e plastica. Il peso viene registrato su una fidelity card e trasformato in punti.
Dopo averne accumulato un certo numero, si ricevono in cambio generi alimentari come pasta, riso, ceci, fagioli, lenticchie.
Nella locandina di Ecopunto compaiono anche barattoli in vetro. Le confezioni in vetro però non figurano nell’elenco ci quelle ritirate dal negozio: probabilmente perchè si tratta della “materia seconda” più abbondante e di minore valore commerciale.
Per dare un’idea: cento grammi di carta, cartone o ferro valgono 1 punto. Cento grammi di plastica valgono 3 punti, cento grammi di alluminio 5 punti. Ogni 70 punti, mezzo chilo di pasta.
Il materiale viene poi rivenduto alla filiera del riciclaggio del Conai, Consorzio nazionale imballaggi. L’intenzione di LiberAmbiente è quella di aprire un negozio analogo in ogni capoluogo siciliano.
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OGM Frode internazionale di H&M? Il cotone organico certificato di H&M non è così organico Mondo - 27/01/2010:
H&M, la catena svedese di abbigliamento a poco prezzo, ha una linea di vestiti in cotone organico, o almeno così fa credere ai suoi clienti. L’edizione tedesca del Times ha infatti denunciato la frode: il cotone organico certificato di H&M sarebbe contaminato con cotone modificato geneticamente, tutt’altro che naturale.
Ad analizzare i campioni è stato il laboratorio indipendente Impetus, che ha trovato cotone OGM in più del 30% dei capi analizzati. Andando indietro nella catena produttiva, si è scoperto che tutto il cotone utilizzato proviene dall’India, uno dei maggiori esportatori al mondo di cotone organico.
La direzione di H&M, in una mail a Ecouterre, dice di non avere alcuna colpa in merito e che non vi è ragione alcuna di credere che il cotone organico usato nella fabbricazione dei suoi tessuti provenga da semi OGM, anche se vi è la probabilità che le fibre siano state contaminate in fase di produzione del tessuto. Sotto accusa, e già multate, ci sono anche due agenzie per la certificazione: EcoCert e Control Union, che potrebbero aver certificato come organico anche il cotone usato nella fabbricazione di capi di abbigliamento per altre marche.
Chi sono i colpevoli in questa storia?
H&M dice di non essere a conoscenza della presenza del cotone OGM, l’Autorità Indiana dell’agricoltura, Apeda, parla di frode su larga scala e critica la Control Union, che si difende dicendo che in nessuna delle aziende produttrici di cotone sono stati usati - né trovati - semi geneticamente modificati.
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Clima Cambiamenti Climatici Mondo - 25/01/2010: [ Torna su ]
Inquinamento Milazzo. Il Consiglio comunale approva mozione sui danni ambientali Sicilia - 24/01/2010:
Dopo diverse sedute il consiglio comunale ha preso posizione sul problema ambientale votando tre mozioni che sostanzialmente avevano un atto comune d’indirizzo.
I tre documenti presentati rispettivamente dal Rosario Pergolizzi, Maurizio Capone, presidente dell’assise municipale e Santino Catalano sono stati approvati con 13 voti favorevoli e le astensioni dei consiglieri Cacciola, Scolaro, Puliafito, De Pasquale ed Alfino, che però rimanendo in aula hanno assicurato il rispetto del quorum.
La mozione presentata dal capogruppo di An Pergolizzi in pratica è una richiesta alla Raffineria ed all'Edipower di indennizzo di un milione di euro a testa per l'irreparabile danno ambientale subito, da versare annualmente al tesoriere del Comune.
Catalano (Mpa) chiede interventi urgenti “per fronteggiare una situazione che mette a repentaglio la salute dei cittadini e per porre in essere al tempo stesso azioni risarcitorie, tenendo conto delle conseguenze penalizzanti provocate da detta situazione pure all'economia, in considerazione del fatto che le criticità ambientali hanno comportato negli anni gravi danni al turismo, alla pesca, e sopratutto all'agricoltura, dove un recente studio Enea ttesta un calo della resa agricola relativa ad alcune specie di ortaggi pari al 27%, con la relativa quantificazione del danno economico".
Il presidente del Consiglio Capone, nel ricordare che il consiglio comunale già nel luglio del 2007 aveva deliberato punti fondamentali per la salvaguardia dell'am-biente e della salute umana, si ricollega agli ultimi rapporti dell'Arpa Sicilia, a seguito della campagna di rilevamento atmosferico effettuata con il laboratorio mobile nel Comune di Milazzo, per mettere in evidenza che nelle valutazioni conclusive si conferma che l'esistenza di «parametri fortemente anomali, ritenendosi riconducibili alle attività svolte dalla Raffineria sono indice di inquinamento da attenzionare, sia in relazione alla molestia olfattiva di taluni degli stessi, sia sopratutto per gli effetti sulla salute». Le tre mozioni sono atti di indirizzo per l’amministrazione comunale.
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Nucleare Clamoroso all’Ars, la Sicilia dice no al nucleare Sicilia - 20/01/2010:
Definirla turbolenta è dir poco. La seduta di ieri dell’Assemblea regionale siciliana ha avuto un andamento così contraddittorio da delineare quello che sarà lo scenario futuro. E soprattutto la prova della nuova alleanza “sulle riforme” e sulle “cose concrete” fra il blocco Mpa-Gruppo Sicilia e il Pd.
Stanotte infatti, dopo l’estenuante litigio sul Lombardo ter, che ha visto bocciato l’ordine del giorno Leontini-Maira, capigruppo Pdl-Udc di censura sul nuovo governo, sono stati approvati all’unanimità dei presenti tre ordini del giorno di rilevante importanza. Soprattutto il primo: la Sicilia dice No al progetto del ritorno all’energia nucleare promosso dal governo Berlusconi, e si allinea così alle altre 13 regioni italiane che si sono già espresse contro.
Una bomba politica certamente. L’ordine del giorno approvato era firmato dai deputati pidiini Giovanni Barbagallo e Giacomo Di Benedetto, i quali hanno contemporaneamente depositato un disegno di legge per il divieto di installazione di centrali nucleari nel nostro territorio.
È stato lo stesso presidente Lombardo ad esprimersi a favore, in pratica accantonando un certo atteggiamento possibilista mostrato nei confronti del governo. Ma il consenso alla mozione serpeggiava già a Sala d’Ercole: pidiellini ed uddiccini manifestavano pure la loro contrarietà al nucleare. Conclusione: unanimità.
Ugualmente sono passati altri due odg: uno che chiede “il ripristino delle condizioni agevolative delle zone franche urbane”, e l’altro “la salvaguardia dei dirigenti scolastici assunti in Sicilia dal 2005”.
Prove pratiche di come questioni importanti pur mantenendo le differenze politiche e di principio. “Non possiamo tornare indietro in una Regione che già esporta energia- scrivono i due deputati pidiini – La nostra Isola è una grande piattaforma per le politiche energetiche”.
Sostanzialmente, la Sicilia dovrà puntare su un piano energetico regionale che punti sulle fonti rinnovabili e sull’efficienza energetica, “nell’ottica di una politica energetica basata su tecnologie moderne ed innovative, che garantiscano uno sviluppo sostenibile del sistema economico e produttivo regionale”.
È questo quel che conta della seduta di ieri. Certo, lo scontro politico che ha consumato per sei ore la seduta è palese ed anzi è stato ribadito dal veemente atteggiamento dei parlamentari di Pdl ed Udc, intervenuti in massa, cioè quasi tutti, a dire no al terzo governo Lombardo, giudicato ”abusivo”e frutto di “stravolgimento della volontà popolare per mera occupazione di potere”.
Ma alla conta dei voti, l’ordine del giorno trovava solo 17 consensi, contro i 27 “no” dell’asse micci-lombardiano. Impassibili sui litigi altrui, i pidiini non hanno votato pur restando in aula. Ci si chiede semmai quale sarebbe stato il loro atteggiamento se i loro voti fossero risultati determinanti.
Da notare oltretutto che in realtà il blocco Pdl-Udc dovrebbe contare su 32 voti: tanti assenti dunque. “Ma non si è trattato di scelte politiche o manovre – assicura il vicecapogruppo Salvo Pogliese – , molti erano fuori sede od in congedo, alcuni sono dovuti tornare nelle proprie sedi per altri impegni. Semmai i problemi sono altri, e ieri sera il Pd ha dimostrato che sarà la stampella di questo governo”.
Ma il Pd incassa e va avanti con la prima vera, concreta vittoria.
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OGM Novità legislative in vista. Entro l’anno sarà possibile la coltivazione degli Ogm in Italia Italia - 19/01/2010:
Novità legislative in vista. Probabilmente entro quest’anno sarà possibile coltivare in Italia gli Ogm, gli organismi geneticamente modificati la cui innocuità per la salute è stata solo pochi mesi fa nuovamente contestata.
Di Ogm si parla poco, pochissimo. Apre bocca ogni tanto il ministro dell’Agricoltura Zaia, per dire che personalmente è contrario e per chiedere lumi – nientemeno – a Santa Madre Chiesa.
Dice una cosa ma intanto ne fa un’altra. Sono in un avanzato stadio di gestazione le norme che sdoganeranno la coltivazione di cibi transgenici all’interno del Riordino della normativa sull’attività agricola, detto anche Codice agricolo. E’ tutto già scritto, manca solo la benedizione finale.
Un riassunto delle puntate precedenti è indispensabile per capire. Dal 2004 la coltivazione degli Ogm in Italia è come congelata.
Una legge, allora, la rese possibile in un quadro di coesistenza con le colture biologiche e convenzionali.La Corte Costituzionale però la bocciò per buona parte, rendendone di fatto impossibile l’applicazione.
La bocciò stabilendo che il tema della coesistenza fra le colture è di competenza delle Regioni, e non del Governo. Il risultato è che attualmente in Italia non crescono Ogm, a parte le colture sperimentali.
Il Codice agricolo riprende ora il concetto di coesistenza. Dice in sostanza che si possono coltivare Ogm, purchè non interferiscano con le colture tradizionali e biologiche e purchè abbiano una filiera produttiva separata. Assegna inoltre alle Regioni il compito di varare il piano di coesistenza fra le colture.
Era appunto ciò che mancava nella normativa finora in vigore. Con l’assegnazione dei piani di coesistenza alle Regioni, la coltivazione degli Ogm può cominciare.
Ma, si dirà, aspetta e spera: il Codice per l’agricoltura è ancora da approvare, e poi le Regioni vareranno con comodo i piani di coesistenza. Nossignori: per una volta, pare, le novità diventeranno operative a tempo di record. Almeno, rispetto alla celerità media nazionale.
Infatti entro febbraio il Codice per l’agricoltura dovrebbe ottenere l’approvazione definitiva del Governo.
Le linee guida su cui le Regioni dovranno modellare i piani di coesistenza, inoltre, sarebbero già addirittura scritte – almeno secondo il quotidiano Italia Oggi ripreso on line da Greenreport – e pronte per essere approvate dalla prossima Conferenza unificata Stato-Regioni.
Dovranno poi ricevere il benestare della Commissione Europea. Ma, una volta avutolo, le Regioni avranno 180 giorni di tempo per approvare la propria versione delle linee guida.
Di qui la previsione, appunto, che entro l’anno diventi possibile coltivare Ogm in Italia.
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Oceani Termini Imerese Sicilia - 15/01/2010:
L'ufficio circondariale marittimo di Termini Imerese ha sequestrato un'ingente quantità di "novellame", di cui è vietata la pesca. L'operazione ha avuto fasi molto movimentate. Da tempo era in corso il pattugliamento del tratto di mare fra Trabia e Castel di Tusa lungo il quale erano stati individuati alcuni "barchini" impegnati nella pesca della "neonata" utilizzata per un piatto tipico della cucina siciliana.
La pesca è interdetta in questo periodo perché produce un danno ingente al patrimonio ittico.
Le piccole barche non hanno risposto all'intimazione di fermarsi per essere controllate e si sono velocemente allontanate mentre gli uomini dell'ufficio marittimo, coordinati dal tenente Carlo La Bua, recuperavano sul molo il pescato già pronto per essere messo in commercio: oltre 60 chili, una quantità di prodotto mai sequestrato. Agli esami sanitari non è risultato idoneo al consumo e sarà quindi distrutto.
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Nucleare Interrogazione sui siti delle centrali nucleari. Prima delle elezioni non li diranno neanche sotto tortura Italia - 14/01/2010:
Niente da fare. Il Governo non vuol rivelare i siti delle centrali nucleari prima delle elezioni regionali. Sa benissimo che gli italiani non le vogliono. O almeno, non le vogliono vicino a casa.
Ieri alla Camera il Governo ha risposto ad un’interrogazione che chiedeva in sostanza di dire dove si intendono costruire le centrali nucleari. L’elenco ufficioso è stato diffuso in due versioni.
Ha risposto senza minimamente sputare il rospo. Eppure, come ebbe a dire in un’intervista l’amministratore delegato dell’Enel, la lista dei siti esiste ma prima del tempo debito non sarà rivelata “neanche sotto tortura”.
Bell’ipocrisia. Così il gregge elettorale troverà i siti nucleari nell’uovo di Pasqua, dopo le amministrative. Ma veniamo all’interrogazione.
E’ stato l’onorevole Realacci a domandare al Governo se “ha idea” di quali saranno i siti per il nucleare. Nella sua interrogazione ha ricordato le, diciamo, controindicazioni del nucleare di cui spesso ho parlato anch’io: i costi elevati, la sicurezza, i problemi causati dalle scorie, il fatto che il prezzo dell’energia elettrica prodotta dall’atomo non è competitivo senza consistenti finanziamenti pubblici. Cioè senza i soldi spillati dalle tasche dei contribuenti.
Si è dimenticato di dire che le centrali nucleari costituiscono un pericolo per la salute anche quando non si verificano incidenti.
Ma tant’è. La risposta del Governo non compare ancora sul sito della Camera. L’ha messa on line Repubblica. Neanche s’è scomodato il ministro per lo Sviluppo Economico Scajola, al quale erano rivolte le domande: ha parlato il ministro per i Rapporti col Parlamento Elio Vito.
Ha parlato producendo solo fumo elaborato nelle volute proprie del burocratese. Ha detto in sostanza che al Governo tocca solo il compito di dare il vialibera al criteri per individuare i siti, e che poi non sarà lui a sceglierli: si limiterà a valutare (a benedire, se preferite) le richieste degli operatori interessati a costruire le centrali nucleari.
Il ministro ha detto anche che i siti saranno valutati d’intesa con le Regioni. Balle, nel senso che il parere degli enti locali conta come il due di coppe quando non è briscola: in caso di mancata intesa, decide il Governo. Proprio su questo punto si fonda il ricorso alla Corte Costituzionale contro il nucleare presentato da molte Regioni.
E comunque, prosegue la risposta del Governo, allo stato attuale “non è possibile” dire dove saranno le centrali nucleari e le ipotesi in proposito sono “frutto di preoccupazioni ingiustificate e premature”.
Lo sanno benissimo che gli italiani si preoccupano. Proprio per questo il Governo è già pronto ad imporre le centrali nucleari con la forza ma , ipocritamente, non vuole rendere pubblici i siti prima delle elezioni. Sarà il caso di ricordarsene, al momento di andare a votare.
Da "Blogeko.it"
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Nucleare Ad Agrigento la Chiesa manda un opuscolo per sostenere il nucleare Sicilia - 14/01/2010:
“Energia per il Futuro” è il suo titolo. E’ uno “spot” di 47 pagine che intende convincere i lettori del settimanale che le centrali nucleari sono buone, belle, economiche e non danneggiano la nostra salute (neppure le loro scorie radioattive). Per dirci tutte queste belle cose l’opuscolo nelle sue prime tre pagine offre ai lettori che amano il Papa e vanno a messa alcune rassicurazioni sul pensiero della Chiesa intorno all’uso del nucleare. Cardinali di importanti dicasteri della santa Sede e persino lo stesso Papa sono favorevoli all’uso pacifico del nucleare, dice il coloratissimo opuscolo.
Un primo capitolo ha un titolo esplicito: ”La Chiesa e il nucleare". Due paginette in cui tra l’altro si sottolinea che il Vaticano fa parte dell’agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) e si ribadisce che in varie circostanze la Chiesa si è espressa favorevolmente, attraverso suoi autorevoli rappresentanti, per una ipotetica politica nucleare. Sennonché dell’Aiea fanno parte molti Paesi che maneggiano l’atomo per scopi anche diversi da quelli della produzione energetica, come la produzione di armi nucleari.
Nelle altre pagine l’opuscolo regalatoci dal settimanale della nostra Chiesa locale ci rassicura su tutte le nostre paure intorno alle centrali nucleari e ci dice anche che sono più efficaci delle pale eoliche del nostro maggiore imprenditore agrigentino Totò Moncada e dei pannelli solari che vorremmo tutti avere per produrre energia pulita approfittando delle tante giornate di sole che il buon Dio manda in Sicilia.
Nulla di meglio insomma di una bella centrale nucleare a Palma di Montechiaro per le famiglie cattoliche della nostra Diocesi. Perché questo è il punto: non v’è dubbio infatti che l’opuscolo viene diffuso nella nostra provincia all’inizio di un anno in cui si discuterà molto sulla scelta che sembra molto probabile di installare una centrale nucleare a Palma di Montechiaro.
Come abbiamo spiegato l’opuscolo è chiaramente rivolto al lettore credente e per questo è stato proposto come un inserto pubblicitario soft: per orientare l’opinione pubblica dei fedeli agrigentini. In genere i settimanali cattolici sono molto attenti a non accogliere proposte pubblicitarie contrarie alla morale e che presentino ad esempio immagini offensive del senso del pudore. In questo caso sono state aperte, senza pudore, le porte della rivista ad un annuncio pubblicitario assolutamente favorevole alla istallazione nel nostro paese di centrali nucleari.
Vuol dire che la Chiesa agrigentina è favorevole alla centrale a Palma?
In genere la Chiesa è molto prudente su tali questioni. A suo tempo abbiamo chiesto ripetutamente all’Arcivescovo Montenegro quale fosse la sua posizione sulla costruzione del rigassificatore a Porto Empedocle senza mai avere una risposta chiara sulla questione e intanto i lavori dell’impianto stanno iniziando e probabilmente l’arcivescovo manderà qualcuno a benedire l’inaugurazione. Adesso, dopo la pubblicazione di questo opuscolo sembra chiaro che sui nostri campanili sventolerà la bandiera gialla del nucleare.
La Chiesa infatti è oggi con tale operazione commerciale e propagandista diventa il primo sponsor della centrale nucleare a Palma di Montechiaro. Qualcuno ha pagato trenta denari alla Chiesa per realizzare questa operazione pro nucleare?
Se invece mi sto sbagliando e la Chiesa agrigentina è contraria alle centrali nucleari, mi auguro che saprà precisare che il pensiero dei Papi e della Santa Sede su tali impianti è molto diverso e comunque molto più problematico di quanto l’opuscolo affermi.
Le nostre comunità parrocchiali sanno ad esempio cosa è stato il dramma dei bambini di Chernobyl perché anche ad Agrigento molte famiglie cristiane ed associazioni li hanno ospitati. E lo stesso pontefice Benedetto XVI il 26 aprile del 2006, in occasione del ventesimo anniversario di Chernobyl, così disse . " Mentre ancora una volta preghiamo per le vittime di una calamità di così vasta portata e per quanti ne portano nel loro corpo i segni, invochiamo dal Signore luce per coloro che sono responsabili delle sorti dell’umanità, perché con uno sforzo corale si ponga ogni energia al servizio della pace, nel rispetto delle esigenze dell’uomo e della natura". Ecco, queste sono le parole che vorremmo leggere sul settimanale l’amico del Popolo e sui suoi inserti pubblicitari. E non altre.
Da " Agoravox.it"[ Torna su ]
Inquinamento Pari emissioni Sicilia e Lombardia Sicilia - 13/01/2010: L’aria della Sicilia è sempre meno respirabile.
I dati regionali in materia di emissioni inquinanti rientrano tra i tre peggiori risultati d’Italia, a fronte dell’energia verde che ancora stenta a decollare.
Le raffinerie isolane, responsabili del 90% delle emissioni di inquinanti, pagano le tasse a Roma o Milano, dove hanno le loro sedi legali e intanto i siciliani respirano i veleni.
A fronte di questo dramma collettivo la nuova linea verde lanciata da Lombardo, con i nuovi impianti di pannelli fotovoltaici a Catania, e lo stop implicito alla “grande industria” lanciato dal governo regionale riuscirà a rendere più compatibile lo sviluppo economico e compatibilità territoriale?
Il mal d’aria conquista la Sicilia facendo strage di polmoni isolani da Catania a Palermo. Se Siracusa è la città leader per concentrazione di PM10, non sono da meno gli altri centri della regione, in particolar modo quelli che orbitano nelle aree delle Raffinerie. La Sicilia è tra le tre regioni italiane che emettono il maggior numero di fattori inquinanti in atmosfera assieme a Puglia e Lombardia, che però hanno una quota di energia verde sensibilmente superiore ed inoltre una concentrazione industriale di gran lunga maggiore. Come se non bastasse, le raffinerie dell’Isola inquinano qui, ma pagano le tasse altrove avendo le sedi legali fuori dall’isola. I decreti di Milone dello scorso settembre e il nuovo “ corso” fotovoltaico della Regione saranno sufficienti ad invertire la tendenza?
La Sicilia, secondo gli ultimi dati del Registro INES (Inventario Nazionale delle Emissioni e loro Sorgenti) disponibili, emette ogni anno il 12,54% dell’anidride carbonica nazionale (CO2), terza regione d’Italia dopo Puglia (21,2%) e Lombardia (13,34%). Al secondo posto nazionale invece per quanto riguarda il benzene (26,16%) superata sempre dalla Puglia (46,13%), ma decisamente davanti la Lombardia (9,87%). Lo stesso trio inquinante si riconferma anche nelle emissioni di ossido di azoto dove a guidare c’è ancora la regione pugliese (19,63%), seguita a pari merito da Lombardia (11,54%) e Sicilia (11,65%). L’Isola si conferma al secondo posto nazionale anche in termini di o ssido di zolfo (21,20%) e per il particolato che la vede sulla terza piazza d’Italia (7,84%).
Dati che non stupiscono dopo le numerose inchieste pubblicate sul fenomeno da questo giornale, ma ciò che lascia ancora perplessi riguarda il numero degli stabilimenti siciliani e lombardi, che sono le due regioni leader nel settore dell’inquinamento. Il registro INES, che contiene informazioni su emissioni in aria e in acqua di specifici inquinanti provenienti dai principali settori produttivi e da stabilimenti generalmente di grossa capacità presenti sul territorio nazionale, certifica nell’isola 33 impianti potenzialmente inquinanti a fronte di 146 che sono registrati in Lombardia. Sarebbe come dire che la Sicilia con ¼ degli impianti inquinanti che ci sono nella regione di Formigoni inquina allo stesso modo.
Ma cosa influisce così tanto nei valori isolani?
Partiamo dalla considerazione che il 90% dell’inquinamento scaricato in atmosfera, secondo dati relativi alle emissioni al 2005 e in fase di aggiornamento al 2007, inventario regionale delle emissioni in aria ambiente adottato con il D.A. n. 94/GAB del 24 luglio 2008, deriva dalla “ Combustione nell’industria dell’energia e trasformazione fonti energetiche”. Un risultato scontato che tra l’altro raggiunge i suoi picchi proprio nei cosiddetti SIN, le aree ad elevato rischio di crisi ambientale, Triangolo della morte a Siracusa, Comprensorio del Mela e Gela, dove da oltre 10 anni sono stati predisposti dei programmi di bonifica, in realtà mai cominciati, come denunciato in un recente rapporto dell’ Arpa regionale e dalle dichiarazioni del ministro Stefania Prestigiacomo.
Ulteriormente complesso resta il tema della conversione verde delle fonti inquinanti, visto che Puglia e Lombardia, le altre due maglie nere dell’inquinamento nazionale, mantengono una quota di green energy attualmente superiore a quella siciliana, rispettivamente 11.891,8 GWh di elettricità prodotta da Fer ((Fonti di energia rinnovabile - 2008) e potenza efficiente per elettricità da Fer pari a 5377 MW per la regione settentrionale e 2141 GWh di elettricità e potenza efficiente di 1054 MW per i pugliesi contro 1200 GWh di elettricità prodotta e 983 MW di potenza efficiente nell’Isola.
In questo quadro desolante si aggiunge l’aggravante che gli impianti inquinanti esistono in Sicilia, ma pagano le tasse altrove non avendo la sede legale nell’isola. Ad esempio l’ Eni spa, 50% della Raffineria di Milazzo e proprietaria della Raffineria di Gela, ha sede legale a Roma, stesso luogo per la proprietaria dell’altro 50% della Raffineria di Milazzo cioè la Kuwait Petroleum Italia S.p.A., mentre dal 2008 la Raffineria sud di Priolo Gargallo è gestita anche dalla Lukoil russa, il 49% di proprietà dell’impianto è stato ceduto dalla Erg SpA, quest’ultima con sede legale a Milano.
Da " Quotidiano di Sicilia"[ Torna su ]
Clima Eolico siciliano, i segreti di Ali Sgarbi e il no del sindaco di Santa Croce Camerina (Rg) al parco fotovoltaico Sicilia - 13/01/2010:
Cosa unisce Vittorio Sgarbi sindaco di Salemi, Lucio Schembari sindaco di Santa Croce Camerina comune dell’altopiano ragusano, i parchi eolici e il parco fotovoltaico di Santa Croce? Il puzzle è complesso e merita pazienza e tempo per essere raccontato. Partiamo da Vittorio Sgarbi noto alle cronache per essere uno dei personaggi più rissosi della nostra Tv. Ma è anche un uomo colto e impegnato politicamente, tanto che è stato deputato, assessore al Comune di Milano nella Giunta Moratti e recentemente è stato eletto a furor di popolo sindaco del Comune di Salemi nel trapanese.
Sgarbi come prima mossa per il suo comune ha iniziato a chiedere lo smantellamento delle turbine eoliche installate perché ha dichiarato:
Violentano il paesaggio.
Di sindaci che si sono schierati contro l’eolico e più spesso off shore ve ne sono tanti, inclusi Rosario Crocetta primo cittadino di Gela e Vincenzo Greco di Termoli, che hanno manifestato con i loro concittadini contro, appunto, le pale eoliche. La motivazione addotta è relativa al fatto che il paesaggio, specie se a vocazione turistica ne risentirebbe. In più si sono aggiunte le recenti azioni dei Carabinieri che dopo l’operazione Eolo,condotta nella zona tra Mazara del Vallo e Trapani, hanno smascherato gli intrecci tra imprenditori, politici e criminalità organizzata nell’affare dell’energia eolica.
Eppure nel caso di Vittorio Sgarbi e di Salemi sembra che l’ avversione del primo cittadino verso l’energia eolica sia sostenuta, nella realtà, da motivazioni poco ambientaliste e molto, ma molto, economiche.
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Inquinamento Con la prescrizione della Tia ‘04 vanno al macero milioni di euro Catania - 12/01/2010:
Che questo 2010 porti via l’emergenza rifiuti in Sicilia è solo una speranza: la certezza è invece che diversi milioni di euro di denaro pubblico andranno definitivamente persi. Il nuovo anno sancirà infatti l’inesigibilità delle bollette dei rifiuti emesse nel 2004 ma non ancora riscosse. è l’articolo 2948 del codice civile ad affermarlo: “si prescrivono in cinque anni gli interessi e, in generale, tutto ciò che deve pagarsi periodicamente ad anno o in termini più brevi”. Il conto è presto fatto: il quinquennio utile alla riscossione delle bollette non pagate, e non oggetto di controversia, è ormai scaduto.
Uno smacco per i cittadini in regola e per la pubblica amministrazione; anche perché le cifre e le percentuali sono notevoli. Per il solo Ato Ct3, gestito dalla Simeto Ambiente Spa, si sfiorano i 7 milioni di euro: nei 18 comuni dell’ambito territoriale etneo la riscossione della Tia provvisoria 2004 ha raggiunto quota 74%. A fronte di un importo di €22.182.624 di bollette emesse la riscossione effettiva si è attestata infatti a €15.608.158. Una performance in sé non eccessivamente negativa, ma che è allarmante se vista in prospettiva e raffrontata con i dati che attestano il crollo progressivo dell’attività di riscossione: già il ruolo suppletivo per le nuove utenze dello stesso 2004 vede la percentuale dei contribuenti scendere fino al 55%, con un ulteriore mancato incasso di oltre 500.000 euro. Negli anni successivi la riscossione cala ancora al 53%, poi al 52%, fino alla situazione attuale in cui molto meno della metà dei cittadini pagare le bollette. Il cui importo, secondo la denunzia della Federconsumatori, è triplicato col passaggio da Tarsu a Tia nel 2004; aumento che ha causato l’atteggiamento evasivo dei contribuenti.
All’altro capo si collocano le responsabilità delle ditte che hanno preso in appalto la riscossione dei tributi: oggi la Serit Spa, nel 2004 un’Ati composta da Credito Siciliano, Rileno Spa e Tecnologia e Territorio Srl, le quali non si sono certo distinte per zelo. Né sono state spronate a farlo. Nel Dicembre 2005 infatti la L. R. 19/2005 istituiva presso l’Assessorato regionale della famiglia, delle politiche sociali e delle autonomie locali il Fondo di rotazione in favore “delle società degli Ambiti Territoriali Ottimali: una camera di compensazione a spese dei Comuni, cioè dei cittadini.
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Inquinamento Discariche a Palermo, interverranno i privati Sicilia - 10/01/2010: Aziende private contro le discariche abusive di Palermo.
L’amministrazione comunale, dopo aver annullato i contratti con l’ Amia per gli interventi sulle aree pubbliche, ha infatti avviato l’iter per una gara d’appalto che si concluderà con l’affidamento del servizio ad una azienda privata. L’annuncio è stato dato ai microfoni della trasmissione radiofonica Ditelo a Rgs ed è riportato sul Giornale di Sicilia in edicola oggi.
Per quanto riguarda i terreni privati, invece, il compito della pulizia (che poi dovrà essere pagata dai proprietari delle aree) sarà affidato a Palermo Ambiente.
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Inquinamento Illeciti ambientali, Sicilia al terzo posto a Catania il record di abusi edilizi Sicilia - 09/01/2010:
La Sicilia è terza nella classifica delle regioni con il più alto tasso di illegalità ambientali. A precederla sono solo Campania e Calabria. Un dato allarmante che emerge dal rapporto "Ecomafia 2009, storie e numeri della criminalità ambientale". Il documento, realizzato dall'Osservatorio ambiente e legalità di Legambiente è stato presentato a Catania.
Sono 25.776 i reati ambientali accertati in Italia nel 2008, cioè quasi 71 al giorno, 3 ogni ora. Di questi 2.788 sono stati realizzati in Sicilia, il 10,8% del dato nazionale. Nell'Isola sono state denunciate 1.782 persone, altre 7 arrestate e sono stati disposti 843 sequestri da procure e forze dell'ordine. La provincia in assoluto più colpita è Palermo, seguita da Messina e Catania.
L'edilizia abusiva è in Sicilia la prima emergenza ambientale, con 724 infrazioni (il 9,7% di tutta Italia), 864 denunce e 288 sequestri di cantieri. In questo settore il primato è di Catania con 167 illeciti e 426 persone denunciate. Nel ciclo dei rifiuti sono 248 le infrazioni, pari al 6,3% nazionale, e Palermo è la provincia che soffre di più, seguita da Messina e Trapani.
Purtroppo, anche negli anni passati la Sicilia è stata nei primi posti della classifica sull'illegalità ambientale. La presentazione del rapporto è stata anche l'occasione per Legambiente di ribadire la richiesta di approvare rapidamente la nuova legge sui reati ambientali. "Fondamentale è il mantenimento dell'utilizzo delle intercettazioni nelle indagini - ha sottolineato Antonio Pergolizzi, coordinatore dell'Osservatorio ambiente e legalità - se la legge sulle intercettazioni venisse applicata, infatti, non esisterebbero più quasi tutte le inchieste che sono state raccolte in questo rapporto".
Da "La Repubblica.it" [ Torna su ]
Inquinamento Mattatoio clandestino a Palermo: tra rifiuti e illegalità Sicilia - 07/01/2010:
E’ stato uno spettacolo indubbiamente nauseabondo quello cui hanno dovuto assistere i poliziotti della sezione “Investigativa” del Commissariato P.S. “Oreto-stazione” di Palermo, nella giornata di ieri: un centinaio di carcasse di animali, tra ovini e bovini, avviati alla macellazione e squartati in mezzo a rifiuti di ogni tipo, in un magazzino fatiscente, prima di essere immessi sul mercato in barba a qualunque tipo di norma igienico - sanitaria.
Da qualche tempo, le forze dell’ordine scrutavano con sospetto quei locali apparentemente abbandonati da cui emergeva un puzzo pestilenziale nel quartiere Ballarò del capoluogo siciliano ma non si immaginavano sicuramente uno spettacolo tanto raccapriciante. Circa 900 kg di carne in pessimo stato sono state rinvenute pronte per la vendita. Adesso, il vero problema è non solo rintracciare il proprietario della struttura, quanto piuttosto capire il giro d’affari e il numero di macellerie e ristoranti consenzienti che si celano dietro questa filiera dell’orrore. Chi non lo è già, avrà senz’altro voglia di convertirsi al vegetarianesimo...
Da "Ecoblog.it"
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Clima Lampadine a basso consumo: si risparmiano 11 euro all'anno per punto luce. Test di Altroconsumo Europa - 07/01/2010:
Secondo il test di Altroconsumo si risparmiano 11 euro all’anno, per ogni singolo punto luce, se si usano le lampadine a basso consumo. Considerato che mediamente in un appartamento ci sono almeno 6 lampadine il conto è presto fatto: circa 66 euro in meno sulla bolletta energetica annuale, il che inizia a diventare un risparmio consistente. Il test è stato effettuato su lampadine delle marche: Auchan, Coop, Megaman, Osram, Philips e Sylvania.
Dal 1° settembre 2009 sarebbe scattato il divieto di vendita delle lampadine incandescenti. In realtà con un veto del Governo italiano è stata prolungata la vita delle vecchie lampadine.
Molte polemiche poi sono sorte intorno al fatto che il mercurio presente nelle lampadine a risparmio è certamente una componente non solo inquinante ma che deve appunto essere correttamente gestito nello smaltimento, una volta esaurita la lampadina.
Da " Ecoblog.it"[ Torna su ]
Nucleare Centrali nucleari e salute. Nelle vicinanze degli impianti aumentano cancro e leucemie nei bambini Italia - 28/12/2009:
Pochi giorni fa il Governo ha indicato i criteri per l’ubicazione delle centrali nucleari. Chi se le ritroverà vicino a casa, sappia che costituiscono un rischio per la salute.
Aumentano le leucemie e i casi di cancro, almeno nei bambini. Non c’è bisogno di incidenti: capita attorno a tutti gli impianti, anche quando funzionano benissimo.
Lo dice la rivista scientifica Enrvonmental Health, che ha ripreso ed esaminato tutti gli studi effettuati in materia, ipotizzando anche quale potrebbe essere la causa.
L’articolo di Enrivonmental Health è stato pubblicato in settembre. Fra le ricerche che esso considera, è particolarmente famosa quella del 2008 commissionata dal Governo tedesco e conosciuta come KKK (Kinderkrebs in der Umgebung von KernKraftwerken, cioè “Cancro nei bambini nelle vicinanze degli impianti nucleari”).
La ricerca tedesca mostrava un significativo aumento di cancro (più 54%) e leucemie (più 76%) nei bambini con meno di 5 anni nel raggio di 15 chilometri dalle centrali nucleari.
Esistono anche ricerche molto più tranquillizzanti ed altre che hanno mostrato risultati analoghi. Tutte sono state prese in esame dall’articolo.
Ebbene, dopo aver pesato, visto e considerato ogni aspetto di queste ricerche, secondo Environmental Health l’aumento dei tumori e delle leucemie nei bambini emerge ogni qual volta i criteri di indagine sono accurati e il campione preso in esame è significativo.
Dunque le centrali nucleari costituiscono un rischio anche quando non si verificano incidenti. Perchè?
Le emissioni radioattive delle centrali nucleari sono basse, e ritenute non rischiose per la salute. Però esistono, dice Enviromnental Ealth: sono assorbite dalla madre ed incorporate dall’embrione.
La rivista ipotizza che i tessuti dei feti e dei neonati abbiano una sensibilità alle radiazioni superiore a quella finora stimata: potrebbe essere questa la spiegazione della più alta incidenza di cancro e leucemie infantili accanto alle centrali nucleari.
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