Ventesimo anniversario di Greenpeace in Italia

FAQ generica sugli Ogm

FAQ sui mangimi

Cosa sono gli Ogm? [ Top | Back ]

Gli Ogm - Organismi Geneticamente Modificati - sono organismi artificiali, spesso brevettati e, come tali, di proprietà privata di una azienda. Si ottengono inserendo nel patrimonio genetico dell'organismo "ospite" pezzi di DNA di organismi diversi.

Che differenza c'è tra la manipolazione genetica e la tecnica degli incroci? [ Top | Back ]

Gli incroci sono molto utilizzati in agricoltura e servono a migliorare le varietà vegetali, concentrando le caratteristiche positive di varietà diverse in nuove varietà. Gli incroci funzionano solo quando le piante incrociate sono compatibili: in caso contrario entrano difatti in gioco barriere naturali che - nella maggior parte dei casi - impediscono la fecondazione.

Gli Ogm sono invece il frutto di ricombinazioni artificiali del materiale ereditario ottenute mediante l'inclusione di frammenti di DNA di un organismo donatore in un organismo ospite. La manipolazione genetica viene spesso effettuata tra organismi che in natura non possono fecondarsi: batteri con cereali, pesci con fragole, scorpioni con piante e via dicendo.

Perchè Greenpeace è contro gli Ogm? [ Top | Back ]

Il rilascio in natura di Ogm tramite coltivazione e allevamento o contaminazione accidentale può produrre effetti irreversibili sugli ecosistemi. Gli Ogm sono organismi viventi: possono riprodursi, moltiplicarsi e diffondersi nell'ambiente, sfuggendo a qualsiasi controllo.

Greenpeace è contro ogni forma di ingegneria o di manipolazione genetica? [ Top | Back ]

No. Greenpeace è contraria al rilascio degli Ogm nell'ambiente, ma non è contraria all'intero spettro delle manipolazioni genetiche; non si oppone, in particolare, alle applicazioni bio-mediche esenti da rischi sanitari e dispersione in ambiente a breve e a lungo termine. Greenpeace dice NO, invece, ad ogni forma di brevettabilità degli esseri viventi.

Greenpeace è contro il progresso? [ Top | Back ]

Gli Ogm in campo agroalimentare non sono un indicatore di "progresso", come non lo è lo sviluppo di centrali nucleari per la produzione di energia. Un reale progresso sarebbe un'agricoltura sostenibile e una produzione alimentare priva di residui chimici. Con gli Ogm la ricerca va invece nella direzione sbagliata: cerca di adattare gli organismi viventi alle esigenze della chimica, rendendo ad esempio alcune colture agrarie resistenti a particolari erbicidi.

Cos'è la Monsanto? [ Top | Back ]

La Monsanto è diventata famosa per la produzione dell'Agente Arancio, il defoliante tossico e cancerogeno usato nella guerra del Vietnam. Si è poi concentrata sui PCB, i pericolosi composti organoclorurati più nocivi del DDT.

Oggi, il grande business della Monsanto è quello biotecnologico: questa multinazionale controlla il 90 per cento dei brevetti di Ogm venduti nel mondo e ha effettuato grandi investimenti finanziari nel settore.

Il processo di concentrazione oligopolistica dell'industria biotecnologica interessa anche altre multinazionali impegnate in fusioni societarie fra giganti o nell'assorbimento di piccole aziende di ricerca e mette in serio pericolo l'agricoltura plurale e sostenibile, che comunque occupa il 50 per cento della forza lavoro mondiale.

La Monsanto è l'emblema di una politica commerciale sensibile soltanto alle sole logiche del mercato e indifferente alle molteplici conseguenze negative degli Ogm sul piano ambientale, sanitario e socio-economico.

Quali sono gli Ogm in commercio? E che caratteristiche hanno? [ Top | Back ]

Il NO di consumatori e agricoltori al cibo Ogm ha limitato la sfera d'azione dell'industria a quattro colture principali, impiegate in maggioranza nella mangimistica e per l'impiego di fibre: soia, mais, cotone e colza.

I tentativi fatti per introdurre alimenti base come riso o frumento Ogm, si sono impantanati a causa del forte rifiuto da parte di consumatori e agricoltori.

L'industria biotech è finora riuscita a commercializzare Ogm con due sole caratteristiche: la resistenza agli erbicidi - circa il 70 per cento degli Ogm in commercio - agli insetti - circa il 20 per cento - e una combinazione di entrambe le resistenze per il rimanente.

Nessuno degli Ogm in commercio è in grado di garantire raccolti più abbondanti, qualità nutritive migliori, o resistenza a siccità, salinità o gelo. Tutte le mirabolanti promesse dell'industria biotech sono state disattese.

Dopo dieci anni di coltivazione di Ogm a livello commerciale, la gran parte di queste sono ancora concentrate in un piccolo numero di Paesi. Nel 2006, la gran parte delle coltivazioni Ogm erano concentrate in solo quattro Paesi: USA, Argentina, Brasile e Canada. Il 70 per cento delle semine avviene in USA e Argentina.

Ma perchè quando si parla di Ogm si parla così tanto di soia e di mais? [ Top | Back ]

Circa il 60 per cento dei prodotti trasformati presenti sugli scaffali dei nostri supermercati contiene almeno un ingrediente che deriva dalla soia o dal mais. Il seme di queste piante è estremamente duttile e può essere usato in numerose applicazioni, sia nell'industria agroalimentare che in quella mangimistica. Queste caratteristiche rendono inoltre il mais e la soia particolarmente adatte alle esportazioni: sono un vero e proprio apripista della globalizzazione agricola.

Quali sono le caratteristiche della soia? [ Top | Back ]

La soia è una proteoleaginosa perchè il suo seme è ricco sia di grassi che di proteine; l'iniziale estrazione delle sostanze oleose - utilizzate principalmente nei prodotti alimentari destinati all'uomo - lascia un sottoprodotto particolarmente ricco di proteine molto utili nell'alimentazione del bestiame.

A differenza del mais, la distinzione tra alimenti e mangimi è meno importante per la soia. Sia la farina che l'olio provengono dallo stesso processo di lavorazione: se l'intero mercato dell'olio di soia si orientasse verso l'esclusione degli Ogm, si otterrebbe lo stesso risultato anche per la farina di soia. L'olio - in particolare quando è sottoposto a processi di raffinazione intensi - non contiene né proteine, né DNA: è quindi impossibile sapere se un olio derivi da una fonte geneticamente modificata senza monitorare l'intera filiera attraverso un adeguato sistema di tracciabilità.

In quali alimenti si trova la soia? [ Top | Back ]

La soia si trova in molti alimenti trasformati. I suoi derivati sono di uso comune sotto forma di farina, olio e lecitina. La lecitina è un emulsionante di provenienza quasi esclusiva dalla soia, mentre la dicitura "grassi vegetali" e "grassi vegetali idrogenati" nasconde – in quasi l'80 per cento dei casi – olio di soia. Nella mangimistica viene utilizzata sotto forma di farina o di pannelli di soia.

Quali sono le caratteristiche del mais? [ Top | Back ]

Il mais è fondamentale per l'alimentazione del bestiame ed è usato nell'industria alimentare in molti prodotti di consumo, sotto forma di dolcificante - come sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio - amido o come fonte di etanolo (usato nella produzione delle bevande, oltre che dall'industria meccanica). Un sottoprodotto di molte delle lavorazioni menzionate è il glutine di mais, che viene usato come alimento degli animali negli allevamenti.

L'amido modificato è Ogm? [ Top | Back ]

La dicitura "amido modificato" spesso presente sulle etichette di diversi prodotti, riguarda un trattamento chimico-fisico che non ha alcuna relazione con la manipolazione genetica.

Ho sentito parlare di "mais Bt". Di cosa si tratta? [ Top | Back ]

Il Mais Bt è un prodotto transgenico che contiene un gene per la produzione della tossina Bt del Bacillus thuringensis. La tossina Bt esercita un'azione insetticida contro le larve dei lepidotteri (farfalle). Il mais Bt in alcuni casi è ulteriormente modificato per integrare un fattore per la resistenza a un erbicida o un gene per la resistenza all'antibiotico quale marcatore (l'ampicillina nel caso del mais Bt176 della svizzera Syngenta).

Perchè le coltivazioni Bt rappresentano un pericolo per l'agricoltura biologica? [ Top | Back ]

Il Bacillus thuringensis, ancor prima di trovare impiego nelle colture transgeniche, è un efficace insetticida naturale molto usato nell'agricoltura biologica. Una volta inghiottita da una larva, la spora si attiva nel suo stomaco e produce una tossina che, di solito, la uccide. Le piante Bt, invece, producono costantemente questa tossina, con tre principali conseguenze: gli insetti nocivi non sempre muoiono e possono spostarsi in un campo limitrofo esercitando l'attività parassitaria; la tossina contamina il suolo; la diffusione della tossina su larga scala aumenta la probabilità di insorgenza di forme di resistenza da parte delle popolazioni di insetti target.

Gli Ogm sono tra gli alimenti più controllati, come i farmaci? [ Top | Back ]

Il processo che porta al rilascio di permessi di commercializzazione di nuovi farmaci prevede una prima fase di studio di laboratorio alla quale segue il test sull'uomo, normalmente diviso in tre fasi, ciascuna delle quali può durare fino a quattro anni. Nonostante ciò, non è infrequente che possibili danni sfuggano alla valutazione preventiva e sia necessario ritirare i farmaci anche alcuni anni dopo la loro commercializzazione.

Anche per alcuni additivi alimentari le aziende produttrici devono presentare i risultati di ricerche che possono durare anche alcuni anni.

Per l'approvazione degli Ogm in campo alimentare, invece, si è sempre tentato di ricorrere ad un concetto pseudoscientifico, la sostanziale equivalenza. La tesi è che, modificando piccole porzioni di DNA, le caratteristiche dell'organismo non sarebbero comunque differenti da quelle degli organismi non manipolati.

In realtà, studi tossicologici condotti su animali alimentati con soia resistente all'erbicida Roundup Ready o con alcune varietà di mais Ogm, dimostrano differenze significative.

Per l'approvazione degli Ogm vengono forniti solo pochi, e spesso incompleti, studi a breve termine. Analisi di lungo periodo sugli effetti di questi prodotti transgenici sull'organismo umano e animale sono pressoché inesistenti.

Per questo è pura demagogia dire che gli Ogm sono controllati come i farmaci.

Se gli Ogm non sono sicuri, come mai gli americani li mangiano da dieci anni senza problemi? [ Top | Back ]

Negli Stati Uniti, i cibi transgenici sono ben più numerosi di quelli presenti nel vecchio continente e sono sul mercato da oltre un decennio. I consumatori non possono scegliere perché non esiste un'adeguata etichettatura dei prodotti.

È difficile valutare gli impatti sanitari degli Ogm perchè tutta la popolazione è indistintamente esposta e manca un gruppo di controllo non esposto per effettuare una analisi di tipo epidemiologico. Solo attraverso uno studio così preparato si può riuscire a definire i cambiamenti indotti dal consumo di Ogm in campo alimentare.

L'impatto sanitario degli Ogm deve essere necessariamente valutato sulla base di studi di lunga durata, contrariamente a quanto viene richiesto dalla normativa sul rilascio dell'autorizzazione alla commercializzazione, che si accontenta di verifiche sperimentali limitate.

Sono inoltre sempre di più le evidenze scientifiche che correlano il consumo di Ogm all'insorgenza di ipersensibilizzazioni o di allergie. Queste patologie, già in netto aumento nelle popolazioni dei paesi industrializzati come conseguenza dell'abbassamento delle difese immunitarie e dell'esposizione ad agenti allergenici ambientali, rischiano di aggravarsi e moltiplicarsi a causa degli Ogm.

Chi sostiene che basta volgere lo sguardo verso gli USA per rassicurarsi sull'innocuità per la salute degli Ogm sottovaluta grossolanamente la complessità della questione oppure mente di proposito all'opinione pubblica.

Perchè siete contrari ai brevetti sugli Ogm quando servono a migliorare la qualità della vita? [ Top | Back ]

Nel 1998, in risposta alle pressioni provenienti dalle industrie biotecnologiche, l'Unione Europea ha emanato una Direttiva che consente di brevettare organismi viventi come piante e animali o parti di essi.

La domanda di brevetti sugli organismi viventi e sulle tecnologie sviluppate per la loro manipolazione ha subito una impennata negli ultimi anni, con il moltiplicarsi di ricerche su piante transgeniche e animali "nuovi" come la chimera uomo-maiale, le cui applicazioni risultano ancora oscure.

Ad oggi sono state presentate all'EPO di Monaco (l'Ufficio Europeo per i Brevetti) migliaia di richieste di brevetti nel campo dell'ingegneria genetica ed oltre 2.000 sui geni umani di cui circa 300 già concesse prima del 1998.

Le domande di brevetti che riguardano specie animali sono centinaia, mentre per le piante le richieste superano il migliaio. La concessione del brevetto è subordinata alla presentazione dettagliata dell'invenzione, che nel caso di organismi viventi transgenici riguarda anche la sequenza genica.

I sostenitori della brevettabilità degli organismi viventi sostengono che la concessione del brevetto consente al mondo scientifico industriale di coprire i costi di ricerca e sviluppo delle tecnologie.

Secondo una ricerca commissionata dal quotidiano britannico The Guardian, sono circa 127.000 i geni umani o sequenze parziali di geni umani brevettati da aziende farmaceutiche, aziende biotecnologiche, istituti di ricerca privati e università.

L'azienda Myriad Genetics dello Utah, che possiede i diritti intellettuali di due geni mutanti, il BRCA1 ed il BRCA2, considerati indicatori della predisposizione al tumore alle ovaie ed alle mammelle, ha inviato lettere di diffida a molti laboratori di ricerca chiedendo di interrompere l'uso diagnostico dei due geni in assenza del pagamento dei diritti brevettuali.

Molti istituti di ricerca hanno ricevuto una simile lettera dalla compagnia Athena Diagnostic che rivendicava il possesso di diritti esclusivi di alcuni test diagnostici per il morbo di Alzheimer e ricordava che il loro uso da parte di qualsiasi altro istituto rappresentava una violazione della legge.

L'Athena offriva di condurre i test per ogni campione a un prezzo raddoppiato rispetto a quello offerto da molte strutture sanitarie attrezzate.

Non credere, quindi, a chi dice che la brevettabilità degli organismi viventi favorisce lo sviluppo e l'applicazione terapeutica dell'ingegneria genetica.

Dove si utilizzano maggiormente gli Ogm? [ Top | Back ]

I consumatori non vogliono gli Ogm. L'industria alimentare si è organizzata per fornire prodotti non-Ogm (sugli scaffali italiani non si trovano prodotti etichettati Ogm).

Banditi dagli scaffali dei supermercati, gli Ogm entrano nella nostra catena alimentare dalla porta di servizio dell'alimentazione animale. L'alimentazione zootecnica rappresenta il principale sbocco economico per le colture geneticamente modificate. Senza saperlo né volerlo, i consumatori – che hanno già detto NO agli Ogm nel piatto – continuano a consumarli per interposto animale.

Si devono bandire gli Ogm dalla mangimistica, in Italia e in Europa, per tutelare ambiente, biodiversità e salute.

Etichettatura: si , no, forse...? [ Top | Back ]

Dal 18 aprile 2004 sono in vigore nuove regole in materia di tracciabilità degli Ogm ed etichettatura di alimenti e mangimi geneticamente modificati.

Tutti i prodotti contenenti o derivati da un ingrediente che contiene più dello 0,9 per cento di Ogm devono essere etichettati con la dicitura "questo prodotto contiene Ogm" oppure "questo prodotto deriva da Ogm". La stessa regola si applica ai mangimi, ma non si applica ai prodotti che derivano da animale nutriti con Ogm.

Tutte le volte che acquistiamo latte, carne, uova e formaggi, rischiamo di incorrere in prodotti che sono entrati in contatto con gli Ogm nella filiera produttiva senza avere la minima possibilità di sapere e quindi di scegliere.

Secondo i sondaggi, i consumatori informati rifiuterebbero i prodotti di origine animale Ogm, ma il fondamentale diritto all'informazione viene negato per quanto riguarda Ogm e mangimi.

Che rischi comportano gli Ogm nei mangimi? [ Top | Back ]

Il rilascio in natura di Ogm può produrre effetti irreversibili sugli ecosistemi. Gli Ogm sono organismi viventi e possono riprodursi, moltiplicarsi e diffondersi, sfuggendo a qualsiasi controllo. Anche sulla sicurezza degli Ogm per l'alimentazione umana e animale ci sono seri dubbi. Ci sono sempre più evidenze che gli Ogm non vengono testati adeguatamente testati sul piano della sicurezza alimentare. La maggior parte degli studi più recenti sono studi di breve periodo realizzati in collaborazione con le aziende biotech.

I dossier che le aziende biotech sottopongono alle autorità competenti in cerca di autorizzazioni contengono, in genere, una composizione di dati e studi di breve termine sull'impiego di Ogm come alimenti per animali.

In molti di questi studi, vengono osservate importanti differenze nella composizione della piante Ogm rispetto a quelle non-Ogm (es. contenuti vitaminico), e nelle risposte degli animali (es. livello di glucosio), ma spesso queste osservazioni vengono definite "non di rilevanza biologica" dalle aziende biotech e poco dopo dalle autorità competenti.

Per questo motivo, i regolamenti sull'approvazione degli Ogm sono in molti casi un fallimento. Non sappiamo se gli Ogm sono sicuri per l'alimentazione umana o animale. E questo si riflette su una continua controversia scientifica e politica sulla sicurezza degli Ogm.

Quanto sono diffusi gli Ogm nei mangimi? [ Top | Back ]

Oltre il 90 per cento degli Ogm importati in Europa sono soia e mais destinati alla mangimistica. La dieta degli animali che alleviamo è composta fino al 30 per cento da Ogm: questo vuol dire che, ogni anno, 20 milioni di tonnellate di Ogm entrano nella catena alimentare degli europei, all'insaputa dei consumatori e senza che si possa esercitare il diritto di scelta.

Cosa c'entra il Parmigiano–Reggiano con gli Ogm? [ Top | Back ]

Come recita lo stesso sito web del Consorzio Parmigiano-Reggiano: "Il Parmigiano-Reggiano ha un legame imprescindibile con la sua zona di origine. […] In questa zona, dai foraggi naturali e dall'uso di latte crudo, senza l'aggiunta di nessun additivo, ha origine il segreto di tanta bontà."

Negli ultimi anni però, fra i foraggi naturali, si è insinuata la soia transgenica della Monsanto - la soia Roundup Ready, in grado di sopportare massicce dosi di erbicida Roundup. Questa soia è diventata parte integrante dell'alimentazione dei bovini che forniscono il latte ai caseifici di trasformazione: una trappola, che mette a rischio sia la qualità che il futuro di uno dei formaggi più amati e apprezzati.

In un contesto europeo e mondiale dove sempre più spesso i prodotti italiani di qualità vengono copiati o camuffati, la garanzia di sopravvivenza è data dalla qualità e dalla sicurezza al 100%. Il Parmigiano-Reggiano ha alle spalle otto secoli di storia e tradizione. Oggi, la sua "genuinita" è minacciata dalla comparsa degli Ogm nella sua filiera di produzione.

Ci sono alternative per il Parmigiano-Reggiano? [ Top | Back ]

Si! Le alternative esistono e possono essere adottate in tempi relativamente brevi.

Già oggi tutti i produttori di Parmigiano-Reggiano biologico garantiscono un prodotto senza Ogm, utilizzando materie prime - mangimi compresi - derivanti da agricoltura biologica. Diversi allevatori aderenti al Consorzio hanno inoltre già espresso la propria volontà di utilizzare solo mangimi senza Ogm, per poter continuare a produrre un latte sicuro al 100 per cento, senza l'uso di Ogm.

Ma è possibile eliminare gli Ogm anche da tutto il resto della produzione. La soia certificata non-Ogm è disponibile in quantità sufficiente non solo per tutta la produzione del Parmigiano-Reggiano, ma per l'intero fabbisogno italiano.

Si può inoltre lavorare per integrare il sistema con ingredienti proteici alternativi alla soia, prodotti direttamente in Italia, utilizzando colture quali il lupino, l'erba medica, il favino, il pisello e altre leguminose tipiche dell'area mediterranea.

La soia non-Ogm costa di più? [ Top | Back ]

Il costo della soia certificata non-Ogm è regolata dalle leggi del mercato: se la domanda cresce e si organizza, i prezzi si abbassano. Mediamente la differenza di costo tra la soia "non garantita" e quella certificata non-Ogm è di pochi euro alla tonnellata.

La soia è solo una delle materie prime utilizzate. E il mangime influisce solo in parte sul costo finale del latte utilizzato nella produzione del Parmigiano-Reggiano.

Se le diverse realtà della filiera riuscissero a coordinarsi per effettuare acquisti organizzati, si annullerebbero le differenze a favore di una qualità – e di sicurezza – a tutti i livelli.

In questo contesto è auspicabile la collaborazione delle controparti istituzionali.: l'Emilia-Romagna fa già parte del rete europea delle regioni Ogm-free e - tra queste - la regione francese della Bretagna ha già stretto accordi commerciali con lo stato del Paranà - uno dei maggiori produttori di soia non-Ogm del Brasile - per acquisti di soia non transgenica.

Cos'è il Consorzio del formaggio Parmigiano-Reggiano? [ Top | Back ]

Il "Consorzio del Formaggio Parmigiano-Reggiano" nacque per tutelare "la Denominazione d'Origine, l'agevolazione del commercio e del consumo promuovendo ogni iniziativa rivolta a salvaguardare la tipicità e le caratteristiche peculiari del prodotto."

Ancora oggi, i compiti del Consorzio sono di: verificare che il Parmigiano-Reggiano venga fatto secondo le regole stabilite dal Disciplinare di produzione; tutelare il Parmigiano-Reggiano dalle sue imitazioni; promuovere e diffonderne la conoscenza e il consumo; perfezionare e migliorare la qualità del Parmigiano-Reggiano per salvaguardarne la tipicità e le caratteristiche peculiari.

Al Consorzio sono anche affidati gli incarichi della apposizione dei marchi e contrassegni del formaggio Parmigiano-Reggiano come segni distintivi della conformità al Disciplinare della Denominazione d'Origine Protetta (D.O.P.), attestata dalla struttura di controllo.

Al Consorzio fanno capo le oltre 4.000 aziende agricole che conferiscono il latte ai quasi 500 caseifici di produzione, per un totale di oltre 3.000.000 di forme prodotte annualmente.

Cos'è il "Disciplinare" di produzione? [ Top | Back ]

Il "Disciplinare" stabilisce le modalità per l'alimentazione dei bovini che producono latte destinato alla produzione di Parmigiano-Reggiano. Con le specifiche per la provenienza, l'uso e la quantità di foraggi e mangimi ammessi.

È una grave mancanza che nel disciplinare non sia espressamente vietato l'uso di Ogm.


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