L'evacuazione di Rongelap
Nel 1985 gli abitanti di Rongelap nelle Isole Marshall chiesero a Greenpeace di aiutarli ad abbandonare l'isola che era stata contaminata dalle piogge radioattive cadute a seguito di una lunga serie di test nucleari condotti nel Pacifico nei primi anni cinquanta.
Nel secondo dopoguerra tutto il mondo ha dovuto convivere, per lungo tempo, con la paura di una guerra nucleare imminente, ma per molti abitanti delle isole del Pacifico, nel periodo che va dal 1948 al 1956, la guerra nucleare è stata una vera e propria realtà: in 8 anni di test nucleari condotti sull'atollo di Bikini ci sono state, infatti, 66 esplosioni di ordigni nucleari.
Il primo marzo del 1954 gli Stati Uniti fecero esplodere una bomba ad idrogeno - nome in codice Bravo. Con i suoi 15 megatoni di potenza Bravo era migliaia di volte più potente di Little Boy, l'ordigno nucleare sganciato alla fine della seconda guerra mondiale su Hiroshima. Dopo l'esplosione si registrò un incremento significativo di radioattività. Gli abitanti di Bikini e di Enewetak furono evacuati dalle loro isole prima dei test nucleari affinché non fossero esposti al fallout radioattivo. Gli abitanti di Rongelap, a soli 150 chilometri di distanza, non furono invece così fortunati.
Subito dopo l'esplosione di Bravo, nel giro di poche ore, la pioggia radioattiva raggiunse l'isola. Una sorta di cenere bianca si depositò sulla testa e sulle braccia nude degli abitanti che in quel momento di trovavano all'aperto, contaminò l'acqua potabile, si accumulò nelle case. Questa pioggia di detriti, bianca come la neve, cadde per tutto il giorno fino alla sera, ricoprendo tutto il terreno. Il giorno seguente arrivarono sull'isola gli Americani. Indossavano tute protettive. Fecero alcune rilevazioni con il contatore gayger e dopo soli 20 minuti ripartirono senza dire una sola parola.
Nonostante le autorità americane sapessero del raggio di ricaduta del fallout e dei forti venti previsti per il giorno del test proprio in direzione di Rongelap, non fecero nulla per evacuare la popolazione dell'isola nei due giorni successivi all'esplosione. Sono in molti a pensare che gli abitanti di Rongelap siano stati deliberatamente usati dagli Stati Uniti come cavie per verificare gli effetti delle radiazioni sull'uomo. Gli abitanti di Rongelap esposti ai test mostrarono effettivamente tutti i sintomi di una grave contaminazione da radiazioni: nausea, vomito, diarrea, bruciore agli occhi, alla pelle e alla bocca, perdita quasi immediata di tutti i capelli. Trenta anni dopo, il 95% della popolazione viva tra il 1948 e il 1954 ha contratto il cancro alla tiroide e una grossa percentuale dei loro figli sono nati con difetti genetici.
La gente di Rongelap fece ritorno nell'isola nel 1957, nonostante l'isola fosse stata ulteriormente contaminata a seguito di altri test nucleari effettuati. Non è mai stata intrapresa alcuna azione di bonifica del territorio e, ancora nel 1979, uno studio condotto sulle isole Marshall segnalava, in corrispondenza dell'atollo di Rongelap, un tasso di radioattività assai elevato e addirittura più alto, in alcuni casi, della radioattività registrata a Bikini. Ma i rappresentanti del governo americano presso le isole Marshall sostenevano che Rongelap era sicura: si consigliava agli abitanti di evitare le isole più a nord e di mangiare solo cibo in scatola importato.
I ripetuti appelli da parte degli abitanti di Rongelap che chiedevano di essere evacuati non ebbero mai una risposta da parte delle autorità americane. Quando, nel 1985, i rappresentanti dell'isola presso il Parlamento delle Marshall si rivolsero a Greenpeace, Greenpeace accettò di occuparsi dell'evacuazione di tutta la popolazione verso l'isola più sicura di Mejato, a 180 chilometri di distanza.
L'Operazione Esodo è stata davvero qualcosa di eccezionale per Greenpeace: non era la solita protesta in stile Greenpeace. Non c'erano striscioni da appendere. Era una questione di pura logistica: bisognava spostare una intera popolazione per 180 chilometri nel Pacifico.
Quando, il 17 maggio, la Rainbow Warrior arrivò a quello che sembrava essere un paradiso tropicale, le donne locali salirono a bordo per dare il benvenuto all'equipaggio, intonando canti popolari, mentre gli altri abitanti aspettavano sulla spiaggia tenendo striscioni che dicevano "We love the future of our kids" [ Abbiamo a cuore il futuro dei nostri bambini ].
Dopo tutto quello che avevano sentito e letto su Rongelap, fu una esperienza sconvolgente per l'equipaggio della Rainbow: quelle persone, che abitavano lì da generazioni, non avrebbero probabilmente mai più rivisto le loro case. Nei giorni successivi l'equipaggio di Greenpeace lavorò insieme alla gente del luogo per smontare le case e trasportare i materiali sulla nave. L'evacuazione richiese 10 giorni e 4 viaggi della nave. Furono trasportate 300 persone e più di 100 tonnellate di materiali da costruzioni. Quando giunse il tempo di lasciare l'isola, buona parte dell'equipaggio era davvero provato: l'esperienza di Rongelap e la consapevolezza dei danni che i test nucleari hanno arrecato a queste comunità isolate del Pacifico del Sud, non potevano non suscitare forti reazioni emotive.